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La Mole nel portafoglio

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I 2 euro sono una moneta pesante.

Con i 2 due euro si ordinano due caffè, si parcheggia l’auto per un’ora e mezza nel parcheggio di piazza Vittorio, si tenta la sorte con un gratta&dilapida, si trincano due “morettoni” da 66 cl presi al supermercato, si compra un quotidiano (non Mole 24 perché è giornale online gratuito dai nobili intenti divulgativi).

Sono i dobloni dell’Europa Unita con le pezze al sedere, e nel leggero salvadanaio del popolo comunitario Dante Alighieri conversa con il profilo di Re Alberto II del Belgio, l’aquila araldica tedesca ascolta l’arpa celtica d’Irlanda, mentre l’albero di Francia perde le foglie per via del lungo inverno di crisi economica.

Tra queste facce o meglio teste di moneta, c’è n’è una rara, che spicca per originalità e si distingue dall’austerità istituzionale delle altre sorelle.

Dentro un diametro di 25,75 millimetri inciso nella lega di nichel-ottone, uno sciatore professionista, tutto curvo e lanciato a palla di fucile, sfreccia sullo sfondo della Mole Antonelliana, della scritta TORINO e di GIOCHI INVERNALI 2006.

Fu l’omaggio della Zecca dello Stato, la magica fabbrica del vil denaro, all’evento olimpionico che riempì la nostra città di una nuova giovinezza, spolverando l’immagine un po’ delabrè che da troppo pesava sulla prima capitale.

La Mole nel portafoglio
La Mole nel portafoglio

L’effige del nostro primo monumento non è certo nuova a pavoneggiarsi sul retro degli spiccioli di eurolandia; nel 1998 fu scelta come livrea officiale per i preziosi 2 cent, piccoli bronzini buoni solo per cadere nei tombini, rimpinzare i porcellini di ceramica dei bocia arricchiti con i doni di nonne particolarmente tirchie e snervare i tabaccai.

Più patacca dei 2 cent con la bella Mole c’è solo il Castel del Monte sul tallero di sughero da 1 cent, microscopica centesima frazione di un euro, forse di qualche utilità per i viaggiatori se convertita con la valuta della Somalia o della Repubblica Democratica del Congo.

Povero Federico II imperatore del Sacro Romano Impero, la sagoma del suo vanto di Puglia, magnifico castello a pianta ottagonale, è stata incisa su dei tondini che i passanti non degnano di attenzione perché il costo/fatica del chinarsi a raccoglierli dai marciapiedi supera i benefici del valore della monetina. Zio Paperone non ci ha insegnato nulla.

Possedevo un tempo una moneta da 2 euro con la Mole e lo sciatore a rotta di collo. Mi ero ripromesso di custodirla come ricordo dell’eccezionale evento dei cinque cerchi, poi una notte tarda o un mattino presto la gran voglia di ingozzarmi di nicotina e un malefico distributore di catrame per polmoni che come una sirena delle tenebre attirava i nottambuli adoratori del fumo, mi fecero cambiare idea, stoltamente.

Chi ne possiede ancora un esemplare non commetta lo stesso errore impulsivo e vizioso, ma la metta da parte. Oggi vale sui 3-4 euro; sembra un raggiro per allocchi pagare su Ebay una moneta da due euro a 3,50, ma forse non è così.

Magari tra 30 anni varrà un piccolo tesoro e potrà essere un valido regalo per i futuri nipotini che si sorbiranno pure la storia di quando Torino si vestì a festa per ospitare l’olimpiade e mostrò al mondo la sua bellezza nascosta ai più.

 

Federico Mosso

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