Torino: la pianta a “scacchiera” che non discende dai romani

Una delle caratteristiche molto invidiate della nostra città e che la rendono del tutto diversa dalla vicina Milano è il suo semplice e ortogonale schema urbanistico, dettaglio che ha reso sempre molto facile l’individuazione delle vie cittadine e il semplice girare tra le sue strade.
Vi svelo un piccolo segreto: questo caratteristico stampo a scacchiera non deriva, come molti erroneamente credono, dall’antica Augusta Taurinorum, costruita sulla base dei famosi decumano e cardo romani, ma bensì da una trasformazione molto più recente: l’assetto odierno della nostra città risale infatti all’ inizio del Seicento da una studiata strategia politica e militare.
Ed ecco un po’ di storia: il duca Emanuele Filiberto, dopo la pace di Cateau Cambrésis, decise infatti di spostare il baricentro dei propri domini nei territori al di là delle Alpi verso i suoi possedimenti piemontesi spostando così a Torino la capitale del suo ducato.
Torino all’epoca era poco più di un grosso borgo medievale e questo nuovo status della città causò un nuovo riassetto complessivo degli spazi, portando prima alla creazione di una cittadella fortificata per poi spingersi successivamente ad un vero e proprio ampliamento della città al di fuori della cinta muraria.

Ed ecco così nascere, sotto la guida dell’architetto Carlo di Castellamonte, il tanto famoso schema a scacchiera che connota ancora oggi la nostra città: l’espansione della capitale avviene infatti lungo un tracciato di vie tra loro del tutto ortogonali, con una suddivisione regolare degli isolati ed un sistema di strade omogenee, rettilinee e a sezione costante. Ed è proprio da questo piano urbanistico che nasce il famoso malinteso: l’ampliamento della città non cerca di riproporre lo schema romano (basti infatti pensare che l’antica città romana era stata quasi del tutto rimpiazzata dall’allora esistente e caotico tessuto medievale presente nel centro storico) ma anzi riprende stilisticamente l’allora tanto seguita cultura architettonica rinascimentale che in effetti aveva trovato la sua massima espressione nel controllo geometrico e prospettico degli spazi urbani. Non solo, ecco la notizia inaspettata: il rigore nel disegno geometrico del tessuto urbano torinese del primo seicento non è solo una scelta volutamente stilistica ma è ulteriormente proposto per rimarcare il potere assoluto della dinastia regnante; le famose immagini di vedute a volo d’uccello della capitale tanto care all’iconografia di quel periodo e che ancora oggi riproponiamo quando vogliamo definire la famosa scacchiera di Torino volevano proprio marcare l’idea della città quale luogo di rappresentazione del potere del duca e della sua magnificenza e non un collegamento, come molti pensano, agli antichi avi romani.

Umberta P.d.B.

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