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Il Piemontese: è una lingua, non un dialetto

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Il Piemontese: è una lingua, non un dialetto
Il Piemontese: è una lingua, non un dialetto

Ebbene sì, il piemontese si può considerare una lingua a tutti gli effetti.

Il dialetto piemontese appartiene al gruppo definito dall’asse immaginario La Spezia-Rimini che separa i dialetti settentrionali da quelli centro meridionali: i primi, infatti, appartengono alla Romània occidentale, i secondi alla Romània orientale.

Appartiene inoltre all’altro grande gruppo dell’Europa latinizzata che, procedendo da ovest verso est, distingue i dialetti gallo-italici, dove, insieme al lombardo, il ligure, l’emiliano, e il romagnolo, ritroviamo il nostro piemontese.

Ciò che differenzia una lingua da un dialetto è, la valenza sociolinguistica: la lingua italiana è quella impiegata nella comunicazione all’interno della Repubblica Italiana (e della Repubblica di San Marino e nel Canton Ticino elvetico); i dialetti, invece, hanno uso più limitato, in qualche caso si limitano all’uso familiare.

E’ pur vero che, bisogna riconoscere, all’interno della famiglia dei dialetti italiani vi sono distinzioni che riguardano il loro modo di impiego e diffusione.

Abbiamo sicuramente tutti notato come a Torino e in Piemonte in generale sia facile sentire parlare un piemontese stretto e fluente dai nostri nonni, dalle signore al mercato, mentre sia più difficile trovare un ventenne che discute in dialetto con i propri amici o una ragazza che comunica alla propria amica che nel pomeriggio andrà dal “pruché”.

 

L’uso tra i giovani del piemontese si limita a qualche parola o detto a differenza, per esempio, del dialetto napoletano che, in Campania, è impiegato anche dai giovani nel linguaggio di tutti i giorni.

Alla fatidica domanda se, il dialetto in generale e, nella fattispecie il piemontese, sia o non sia da considerarsi vera e propria lingua, l’autorevole Accademia Della Crusca risponde con un ’esaustivissimo’ …Sì e no!

Sì e no per le ragioni anzidette. Bisogna però tener presente che chi oggi sostiene tale affermazione lo fa come reazione a un periodo di grande disprezzo per i dialetti a tal punto che aborrisce l’uso dello stesso termine “dialetto”.

È significativo che anche nell’ambito del linguaggio ufficiale dell’Unione Europea si parli esclusivamente di lingue minoritarie, meno diffuse, regionali ecc.
Insomma, nulla ci vieta di continuare a considerare il nostro ricco dialetto una lingua!

Il Piemontese: lingua e non dialetto

Tuttavia i letterati linguisti sono preoccupati: lingua o no, bisogna riconoscere che il dialetto piemontese è un bene da custodire e non possiamo affidare solamente la sua conservazione alle passate generazioni perché questo andrà mano mano perdendosi. Non abbiamo avuto la stessa sorte del Toscano, la cui produzione letteraria del Trecento (Dante, Petrarca e Boccaccio), per ragioni culturali, storiche, economiche ha avuto la fortuna di essere diffusa in gran parte della Penisola.

Così autori non toscani quali il napoletano Sannazzaro e l’emiliano Boiardo scrissero in toscano. Un dato, però, appare confortante: se vi ritrovate per le vie di Palazzo Nuovo, all’ombra della Mole o a passeggiare nei pressi di piazza Vittorio non è difficile incontrare un ragazzo tunisino, identità nota al popolo notturno e universitario, che vende accendini parlando un piemontese impeccabile. Beh!

Forse, allora, non è tutto perduto!

Laura Savina

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