Home Ambiente Il limo del Po: da indispensabile concime a pericoloso rifiuto inquinato

Il limo del Po: da indispensabile concime a pericoloso rifiuto inquinato

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Un tempo, quando sulle rive del Po si affacciavano soprattutto campi coltivati, le piene del fiume erano viste dagli agricoltori come una manna dal cielo. Quando le acque si ritiravano per rientrare nell’alveo naturale del fiume lasciavano un deposito alluvionale che fin dall’antichità veniva utilizzato come fertilizzante naturale.
Oggi le cose sono cambiate. L’agricoltura non è più una delle attività principali, nei dintorni di Torino i campi destinati alla coltivazione si contano sulle dita di una mano e quel deposito alluvionale che resta sulle piste ciclabili e a bordo del fiume dopo le piene è diventato un rifiuto da smaltire.
Colpa dell’inquinamento che oggi ha trasformato i fiumi in discariche di rifiuti di diverso genere, spesso anche nocivi e tossici. Impossibile quindi usare quella sabbia che si deposita laddove il fiume è straripato per l’agricoltura. Il rischio è quello di inquinare le coltivazioni con conseguenze dannose per la salute dei consumatori.
In poco meno di un secolo i sedimenti regalati dal fiume alle terre da esso lambite sono passati da essere risorsa ad essere un rifiuto pericoloso da smaltire in discarica o da utilizzare per altri scopi, possibilmente privi di conseguenze per l’ambiente e la salute.
Questo spiega anche perché spesso, anche a diverse settimane di distanza dalle piene, fanghi e sabbie ricoprano ancora le passeggiate e le piste ciclopedonali che costeggiano il Po. In acqua non possono essere gettate, un po’ perché inquinerebbero un fiume già troppo inquinato e un po’ perché depositandosi sul fondale potrebbero creare secche o alzare il livello delle acque con conseguenze fin troppo ovvie.
Problemi di accumulo che negli ultimi anni sono balzati spesso all’onore delle cronache cittadine. Ad ogni piena del fiume non manca chi invochi un intervento per dragare il fondale ed aumentare la portata del fiume. Un’operazione troppo costosa e da alcuni tecnici ritenuta non così risolutiva per non dire dannosa per l’equilibrio del fiume.

Andrea Rosso

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