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Fenomenologia del visitatore medio del Salone del Libro

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A maggio a Torino c’è il Salone del Libro.

Puntuale come le rondini a primavera anche quest’anno si rinnova la tradizione della kermesse editoriale, giunta alla 26esima edizione.

Case editrici e scrittori da tutto il mondo si danno appuntamento nella nostra dottissima metropoli per presentare al pubblico le ultime novità, le nuove tecnologie editoriali e i mille progetti artistici connessi all’evento.

Cinque giorni, quattro padiglioni, 1.200 espositori, 26 sale adibite ad incontri o presentazioni, due paesi ospiti 150 attività in contemporanea in giro per la città e migliaia e migliaia di visitatori.

Ma questi visitatori chi sono? Siete voi, siamo noi!

Ed allora mi sono divertito ad immaginare le varie tipologie di persone che si avvicinano al Salone del Libro.

Diciamocelo, il Salone del Libro è meta privilegiata per due categorie di persone: i veri intellettuali ed i tamarri sfortunati.

Tutto il resto della varietà sociologica tra questi due estremi ci va lo stesso, ma dopo qualche minuto subisce una metamorfosi e si conforma ad una delle due tipologie.

Cercherò di spiegarvi questa visione manichea, finanche un po’ lombrosiana, del rapporto che lega un certo tipo di visitatore alla manifestazione.

I veri intellettuali sono coloro a cui leggere piace.

Per diletto, per informazione, per lavoro divorano pagine e pagine di volumi polverosi, ma anche di Topolini e Dylan Dog, perché loro amano sentire il brivido delle parole che sorgono dal dito sulla pagina, passano subitanee agli occhi, vengono trasmesse al cervello e con una breve sosta nell’androne della bocca (che le rimastica e le mormora sottovoce), finiscono dritte al cuore.

Fenomenologia del visitatore medio del Salone del Libro
Fenomenologia del visitatore medio del Salone del Libro

I veri intellettuali sono stati abituati a leggere sin da piccoli.

Forse i genitori hanno volontariamente messo nelle mani delle loro creature ancora in fasce tomi di grandi classici, dal Libro Cuore al Piccolo Principe, da Huckleberry Finn ai Quattro Moschettieri, con lo scopo di aprire loro la mente, sviluppare la capacità critica e far galoppare la fantasia.

Magari invece i genitori non erano presenti ed i poveri figlioletti in un’epoca in cui la tv di pomeriggio era un territorio inesplorato e Playstation ed internet erano di là da venire, trovavano consolazione e compagnia nelle fantastiche avventure del Mago di Oz e Davy Crockett prima e di Frodo e del Visconte Dimezzato poi.

La passione per la buona scrittura si radicava e leggere diventava presto una solida consuetudine che, nonostante il ridursi del tempo libero, continuava ad accompagnare i nostri acculturatissimi futuri visitatori.

I veri intellettuali, che da ora in poi chiameremo V.I., conoscono tutto.

Leggono qualsiasi cosa passi loro sotto il naso e passano agevolmente dai volumi rilegati con fili d’oro della prima edizione dei Vangeli apocrifi all’inserto omaggio di Donna Moderna.

Sono ormai degli immensi contenitori di lettere, parole e figure retoriche e donano il loro 5 per mille alla ricerca nella speranza che la scienza possa mettere a punto il distillato per la memoria presente in Fahrenheit 451, grazie al quale potranno trasformarsi in memoria letteraria dell’umanità.

 

Fenomenologia del visitatore medio del Salone del Libro
Fenomenologia del visitatore medio del Salone del Libro

I tamarri odiano leggere.

Non possono sopportare questa inutile perdita di tempo del cercare di mettere insieme segni incomprensibili e formulare parole che non usa più nessuno da cent’anni. Ma chi di voi pronuncia più “enciclopedia”, “fanciullo” o peggio “che io abbia”? No no sono molto più immediati i termini “wiki”, “tipo” e “c’ho”?

Suvvia, ore e ore perse curvi sui libri (con conseguenze drammatiche per la schiena e la cervicale dei fanc…ops, scusate, dei tipi) quando le uniche informazioni che ci interessano sono le basi della geometria per distinguere le forme sui tasti di un joystick!

I tamarri (da ora T.S.) possono però diventare vittime sacrificali di qualche maligna e crudele entità ed essere trascinati al SdL contro la loro volontà.

Nonostante il loro programma giornaliero più vicino ad un testo scritto sia fare i quiz per la patente del cinquantino o andare a graffitare qualche muro, può capitare che qualche sconsiderata insegnante di italiano decida tirannicamente di imporre la visita del Sdl a tutta la classe!

Che angheria sovrumana! Dopo tre riunioni di classe indette per protestare, un falso certificato medico consegnato il giorno prima ed aver addotto presunti motivi religiosi, il T.S. capirà di non avere scelta e si accoderà ai suoi compagni in direzione del Lingotto.

Fenomenologia del visitatore medio del Salone del Libro
Fenomenologia del visitatore medio del Salone del Libro Torino

Altra casistica molto frequente è quella che prevede la sottomissione per motivi sentimentali.

Poniamo il caso che il soggetto sia innamorato segretamente, o peggio ancora già fidanzato, con una simpatica signorina (o viceversa) che, per qualche insondabile motivo vuole partecipare all’evento; il T.S., per fare colpo, sopprimerà quell’insistente vocina interna che gli urla disperata di mandare a quel paese l’appuntamento e correre a farsi i capelli come Valerio Scanu ed accetterà la proposta della ragazza, fingendo malcelato entusiasmo.

Esaminiamo ora da vicino la visita tipo del Vero Intellettuale e del Tamarro Sfortunato.

Senza chiamarsi Horatio Caine, si può distinguere un V.I. da un T.S. già da prima che arrivi alle biglietterie. Un V.I. correrà disperato alla ricerca della cassa più sgombra, della coda più veloce per raggiungere l’agognato tornello e catapultarsi all’interno del paradiso della cultura che anela da mesi.

Ovviamente avrà già fatto il biglietto su internet, stampato e plastificato in modo che al suo ritorno a casa potrà appenderlo in bacheca insieme agli altri 23 delle edizioni precedenti. 23??

Eh sì, maledetto 1995, aveva la scarlattina e il medico gli proibì di alzarsi dal letto, precludendogli così la possibilità di avere una collezione perfetta!

Anche il Tamarro starà correndo, ma nella direzione opposta!

L’insegnante o la fidanzata dovranno allungare un braccio e trascinarlo per la collottola fino al’ingresso.

L’Intellettuale si precipiterà al primo stand del primo corridoio del primo padiglione, e calcolerà il percorso in maniera simmetrica ed ordinata, per non perdersi nemmeno un centimetro cubo della fiera; lì, ritto sull’attenti come le marmotte quando fiutano qualcosa nell’aria, inforcherà gli occhiali con la montatura buona (non i soliti tenuti insieme dallo scotch), si infilerà una e non più di una mano in tasca e muoverà il primo passo, calibrando l’andatura sugli 0,4 km/giorno.

Nella sua nemesi tamarresca, invece, prevarrà l’istinto di sopravvivenza e, raccolte tutte le brochure e piantine possibili ed immaginabili, analizzerà freddamente la situazione. “Io mi trovo qui, il primo divanetto/sedia/pouf/sgabello/panchina/tappeto si trova qui. Scopri la via più breve.” La pausa durerà però ben poco e le aguzzine/i che lo accompagnano lo condurranno forzatamente in giro per i corridoi.

Fenomenologia del visitatore medio del Salone del Libro
Fenomenologia del visitatore medio del Salone del Libro

Ecco allora a confronto i due tipi di approccio ai libri esposti.

Un V.I. si avvicinerà ad uno stand in proporzione inversa al suo grado di notorietà per il grande pubblico. Egli non metterà mai piede nel megastore Mondadori o Feltrinelli, se non per comprare un regalo dell’ultimo momento ad un collega antipatico o per squadrare dall’alto in basso la plebe che si affolla sull’ultimo libro di Fabio Volo o di Del Piero.

Un vero V.I. si addentrerà invero senza problemi tra i banchi della pregiata casa editrice “Sottobosco Kulturale Nuova Indipendenza Extra Urbana” di Johannesburg e rimarrà ore ad ammirare estasiato gli unici due titoli presenti (accorgendosi dopo tempo immemore che uno dei due è un volantino del kebabbaro all’angolo, sul bancone per caso), cercando poi di intrattenere una colta discussione filosofica sull’ermeneutica della peronospora della patata nel Medioevo con il compiacente commesso.

Quest’ultimo, pur di vendere quel libro marcio e datato 1967, ascolterà per ore i soliloqui meditabondi del cliente, annuendo con garbo e guardando sul suo smartphone quanto ha fatto la Roma nel pomeriggio.

UN V.I. è, per sua natura, squattrinato, per cui terrà i suoi 22 € accumulati dall’edizione precedente per qualcosa di veramente raro ed unico al mondo, non comprerà quindi al primo stand, né al secondo, ma farà due volte il giro di tutti i padiglioni per scegliere la sua preda.

Avendo già letto tutto ciò che lo scibile umano propone, si ridurrà a vagare indeciso fino a due minuti dalla chiusura. E comprerà l’ultima edizione delle barzellette su Totti.

Il T.S. nel frattempo cammina al centro dei tappeti colorati nei corridoi, non rischiando sbandamenti pericolosi verso quel banchetto o quell’altro. L’andatura a razzo agevolerà questo compito, mantenendolo assolutamente equidistante dai due lati e al riparo da agguati letterari. Le cattive compagnie o la noia in aumento lo spingeranno a commettere l’errore di spingersi oltre le colonne d’Ercole rappresentate dall’ingresso in uno stand e lì capirà di non avere più vie di fuga.

Titoli su titoli, parolone espresse in caratteri astrusi, frasi lunghissime di più di sette parole e, per finire, commesse che chiedono insistentemente a quale argomento è più interessato.

Non ottenendo risultati apprezzabili con la risposta “Tuning e Nike Shox”, il malcapitato tenterà di dileguarsi tra la folla, mimetizzandosi tra signore sovrappeso dai vestiti sgargianti e uomini di mezza età che sbuffano per l’afa e sudano come tacchini alla vigilia del Ringraziamento. Le commesse lo inseguiranno, lo troveranno e lo tortureranno finché il T.S. non prenderà il libro più vicino e lo porterà in cassa galoppando. Trattasi dell’opera omnia di Proust, alla modica cifra di 48 euro e 50.

Addio PES 2013.

Fenomenologia del visitatore medio del Salone del Libro

L’uomo o la donna medi, invece, partecipano anch’essi alla Fiera del Libro, con più o meno convinzione, ma pur sempre in autonomia decisionale.

Questa stragrande maggioranza del pubblico è eterogeneamente composta ma può essere accomunata ad una delle due categorie principali, a seconda delle situazioni in cui viene a trovarsi.

L’uomo medio che va al SdL da solo si indirizzerà verso gli stessi argomenti, qualsiasi sia l’editore che sta visitando: sport, comicità e donne, non per forza in quest’ordine (per le rappresentanti di sesso femminile, il discorso è equiparabile, modificando semplicemente le preferenze verso ricette, dieta, comeinnamorarsidiquellogiusto).

In mancanza, sfoglierà alcuni dei libri che ha visto reclamizzare in tv oppure verrà attratto da estemporanei capannelli di persone o scritte molto grandi. L’interesse scemerà velocemente ed il suddetto si dirigerà al successivo stand alla ricerca del book di nudi artistici di David La Chapelle o dell’ultima fatica letteraria di Enrico Bertolino che parla dell’Inter.

In questa profondità di scelta tematica, egli è del tutto simile al T.S. e facilmente sovrapponibile ad un tamarro puro mentre passa sdegnante davanti allo scaffale con i grandi maestri del Novecento.

Se invece un qualsiasi membro di questa macroarea socio-culturale di mezzo si trovasse ad andare al SdL in gruppo, state pur certi che egli si erigerà a profondo intenditore di pressoché qualsiasi tema, andando oltre ogni limite di un V.I..“Ah, avete visto che è uscito il nuovo libro di Edward Bunker?

Ho sentito che è postumo, significa che l’ha scritto dopo una sbornia”; “Oh guarda, l’ultima edizione del De bello gallico. Ho sentito a Verissimo che è un’accusa di Greenpeace ai concorsi di bellezza per quelle povere bestie…” È una gara a chi la spara più grossa e nessuno di loro, nell’eccitazione del momento, si accorgerà di una figura allampanata e con gli occhiali in radica che li disprezza profondamente e, scuotendo la testa, si avvia in cassa con un libro di Totti sotto braccio.

 

Marco Parella

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