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Esoterismo Torino: l’incontro tra il bianco e il nero

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Tempo di lettura: 7 minuti

Sabato 7 luglio 2018 non perdere il nostro tour “Il lato oscuro di Torino”!

Esoterismo Torino: misteri, segreti.. Chi di noi non ha mai sentito parlare di Torino magica?

Si dice infatti che il capoluogo sabaudo sia posto al vertice di un triangolo di “magia nera” composto da altre due città: San Francisco e Londra.

Oppure al vertice di un triangolo di “magia bianca” insieme a Lione e Praga o, ancora, percorsa da due correnti energetiche opposte, date dallo scorrere nel sottosuolo della Dora (polarità femminile) e del Po (maschile) che conferirebbero alla città energie telluriche positive da un lato e negative dall’altro.

Massoneria e segni nefasti: l’ombra nera della Torino magica

L’intento è quello di accompagnarvi attraverso questo percorso nella Torino magica cominciando dal nero (il colore della vile materia degli alchimisti).

  • L’area negativa per antonomasia di Torino è piazza Statuto, situata nella vecchia zona occidentale (rispetto alle mura) tradizionalmente associata alle tenebre (l’ovest, infatti, è il punto dove il sole tramonta).torino magica mole24

Si narra che siano stati qui collocati Ministeri e alcuni istituti bancari che però fallirono trasferendosi altrove.

Per qualcuno ciò fu dovuto all’effetto nefasto del luogo.

Che sia dovuto al fatto che proprio in questo luogo un tempo fosse collocata la necropoli romana che non ha smesso di rivestire una valenza oscura nemmeno ai giorni nostri poiché proprio sotto il laghetto alla base dell’attuale monumento al centro della piazza, è collocato l’impianto che regola la cloaca, cioè la fognatura?

Per chi non lo sapesse, le cloache, sono, fin dall’antichità, considerate le ‘bocche dell’inferno’.

E di morte parla il monumento stesso, dedicato ai minatori che persero la vita realizzando la galleria del Frejus.

Su di esso convergono due interpretazioni, quella essoterica che lo individua come una commemorazione di uomini morti per la Scienza, di cui la figura sulla sommità sarebbe incarnazione (Angelo della Scienza), e quella esoterica che ne coglie l’aspetto vanaglorioso del genere umano che tentando di raggiungere la Conoscenza (determinata dalla stella a cinque punte sul capo della figura alata in vetta alla piramide), non riesce e viene sconfitto.

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Perché se doveva commemorare un evento legato al Frejus – che sorge alle spalle del monumento – è stato orientato verso est?

Si dice che guardi verso la Torino bianca, quella dell’energia positiva.

Sulla cima vi è una figura maschile alata che reca sul capo una stella pentacuspidata; nella mano destra tiene una piuma (o una penna d’oca) e con la sinistra sembra in atto di tenere lontano qualcosa o qualcuno. Secondo alcuni questo è Lucifero, il portatore di Luce, l’angelo ribelle condannato a precipitare nella materia, che guarderebbe verso la parte bianca della città, forse verso la chiesa della Gran Madre di Dio.

Poco distante da questo monumento c’è un giardinetto al centro del quale è collocato un obelisco bianco voluto da Napoleone Bonaparte e dedicato al professor Beccaria (che condusse gli studi geodetici raccolti nella pubblicazione “Gradus Taurinensis”, del 1774), considerato un punto geodetico di energia negativa.

Sulla sommità è posizionato un astrolabio il quale dovrebbe indicare che in questo punto passa il 45° Parallelo (ma in verità Torino si trova a 45, 3° di latitudine nord). Ci troviamo esattamente a metà strada dell’emisfero australe del pianeta (tra l’Equatore e il Polo Nord).

In linea retta ma distante undici chilometri, in fondo a corso Rivoli è posto un altro obelisco simile.

  • Un altro obelisco, più grande, svetta in piazza Savoia, che ha la particolarità di essere perfettamente quadrata. Progettato da Luigi Quarenghi nel 1853, il granitico obelisco rosa è alto 21 metri e reca inciso il motto di sapore siccardiano “La legge è uguale per tutti”.

L’obelisco Siccardi vanta anch’esso alcuni aneddoti, tra storia e leggenda.

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Si tramanda che durante la liberazione dai nazi-fascisti, subì due colpi di mortaio che lo fecero ‘vacillare’ senza tuttavia cadere; inoltre nasconderebbe una specie di tesoro assai singolare!

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Con la posa della prima pietra furono sotterrati alcuni simboli della città: una cassa contenente due numeri (141 e 142) del quotidiano “Gazzetta del Popolo”, stampati nel 1850, che avrebbero riportato il progetto del monumento, alcune monete preziose, un chilogrammo di riso (di buon auspicio), una bottiglia di vino Barbera, una cassetta di grissini torinesi e dei dolci.

  • Ora, inoltrandoci sempre più nella Torino magica,ci dirigiamo verso il quartiere Valdocco, la ‘Vallis Occidanum”: qui incontriamo il luogo un tempo sede delle esecuzioni capitali e per questo conosciuto anche come Vallis Occisorum. In un punto non segnalato dalle mappe cittadine, ma noto a tutti come Rondò della Forca, all’incrocio tra corso Regina Margherita e via Cigna, c’era il patibolo.

Una statua lungo corso Valdocco è dedicata a don Giuseppe Cafasso (1811-1860), patrono dei condannati a morte e ricorda come egli accompagnasse e sostenesse spiritualmente i condannati.

  • Poco più in là, in piazza Palazzo di Città svetta un suggestivo monumento tutto nero, dedicato alle imprese in Oriente del Conte Verde, al secolo Amedeo VI di Savoia, vissuto nel XIV secolo e fondatore dell’originale Ordine del Nodo.

L’edificio oggi sede del Comune era un tempo il luogo nel quale si bruciavano eretici e ‘streghe’.

Si racconta di terribili supplizi cui venivano sottoposti i malcapitati, tra cui quello della panca (da cui deriverebbe il termine tuttora in uso ‘fare bancarotta’).

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E quale esecuzione capitale senza un degno boia?

A Torino questa “professione” parrebbe essere stata tramandata di generazione in generazione.

Si dice che i boia torinesi fossero i “migliori”.

Abitavano nei pressi di piazza della Repubblica e nessuno voleva affittare la casa al boia.

Quando questi ne trovava una ci rimaneva per sempre com’è successo per la generazione di boia che ha abitato a lungo al numro 2 di via Bonelli. Chi volesse vedere alcuni strumenti professionali del boia non deve far altro che recarsi nella chiesa della Misericordia.

Proseguiamo il nostro tour nella Torino magica alla volta di piazza Solferino.

Qui troveremo la scenografica fontana Angelica, opera del 1929 che doveva essere impiantata davanti al duomo cittadino ma incontrò l’opposizione della chiesa, in quanto, in essa, sarebbero velatamente inserite simbologie non gradite.

Forse si sapeva bene che la fontana era stata voluta da due massoni, Paolo Baiotti, ministro di Casa Savoia e Giovanni Riva. E si sa, tra massoneria e chiesa cattolica non corre ‘buon sangue’.

A guardare questa fontana sorge spontaneo domandarsi cosa di tanto indesiderato abbia tra flutti, zampilli e bocche di medusa.

A dire il vero, apparentemente nulla: si tratta di quattro statue, due femminili (primavera ed estate) e due maschili (autunno e inverno), tra bimbi, fiori o frutti, poste in posizioni tra loro opposte e da mettersi in relazione con i punti cardinali; infatti, a ciascuno di questi è associata una stagione (ma anche un umore, un colore).

Si dice però che la disposizione delle statue sia stata calcolata per formare delle squadrature perfette e che i due personaggi maschili rappresentino le colonne del tempio massonico, Jachin e Boaz, che versano acqua, fonte di conoscenza, da due otri. Le statue – viste in un’ottica più filosofica -incarnano dei soggetti esoterici, intesi come allegoria delle quattro età dell’uomo ma anche delle quattro fasi della Conoscenza (che nella metafora alchemica corrispondono ai quattro processi di trasmutazione della materia).

Se poi “guardiamo dove mettiamo i piedi” specialmente nei pressi di via Lascaris, dove si trovava una Loggia Massonica, scorgeremo curiosi “occhi” che costellano tutta la base dell’edificio d’angolo, punti di sfiato o di illuminazione per locali sotterranei. Singolari e forse un po’ troppo fantasiosi ma innegabilmente intriganti e leggermente inquietanti.

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Altri simboli massonici (compasso, squadra, archipendolo) sono rintracciabili sul portone ligneo del palazzo di via Alfieri 19 che si dice costruito da massoni.

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Il nostro cammino nella Torino magica ci conduce ora davanti al “Portone del diavolo“: Palazzo Trucchi di Levaldigi.

E’ questo uno dei palazzi che gode di fama alquanto oscura, costruito dal ministro delle Finanze di Casa Savoia e commissionato all’architetto di corte Castellamonte.

Oggi sede di un Istituto Bancario era un tempo sede della Reale Fabbrica dei Tarocchi. E alla carta numero 15, il diavolo, si fa risalire la figura del battente.

Oggetto di tante speculazioni e pettegolezzi fin dal suo nascere, questo palazzo è stato sede di alcuni delitti irrisolti, il primo dei quali si sarebbe verificato alla fine del 1700, un altro nell’’800, quando il palazzo venne adibito a caserma militare. Un soldato, a cui era stato assegnato il compito di consegnare un dispaccio di una certa importanza, scomparve.

Tutti pensarono ad una sorta di diserzione ma vent’anni dopo, in occasione di alcuni lavori di ristrutturazione, si abbatté un muro e nell’intercapedine si trovarono i resti di un individuo. Dai brandelli dei suoi abiti si capì che appartenevano al soldato scomparso, evidentemente assassinato e occultato.

Lo sguardo di Nostradamus e della Gran Madre sulla Torino magica

Su un’invisibile linea energetica il polo negativo sta pian piano spostandosi verso l’altra metà della nostra Torino magica, la città “bianca”, “candida” come la facciata del palazzo situato in piazza San Carlo, all’angolo con via Alfieri, dove si osserva un affresco raffigurante un’ostensione della Sacra Sindone.

  • Sulla facciata laterale del Duomo, in alto, vi è un elemento poco consono ad un edificio di culto cristiano. E’ una placca che reca dei segni zodiacali, ma non disposti secondo l’ordine consueto (dal primo, l’Ariete, all’ultimo, i Pesci), bensì comincia con il segno del Capricorno per terminare con quello del Cancro e mettendo in evidenza i segni ‘cardinali’, cioè quelli in cui hanno inizio Solstizi ed Equinozi. Sembra poi di distinguere una coppa o calice nella parte superiore, sovrastata dal segno dello Scorpione, dalla quale diparte una linea che termina con una punta di freccia direttamente sul segno del Cancro. Accanto, a destra, due aste a far da gnomone a quella che è a tutti gli effetti una strana meridiana.

E dalla cattedrale di San Giovanni a Piazzetta Reale il passo è breve.

  • Qui sorge il sontuoso Palazzo dei Savoia in cui ha abitato anche Madama Reale Maria Cristina di Francia, attorno al 1600, che si dice si dilettasse di alchimia. Si vocifera che sotto la meravigliosa Fontana delle Nereidi dei Giardini reali, progettati dall’architetto André Le Nôtre (lo stesso di quelli di Versailles), scavando in occasione di lavori per le Olimpiadi del 2006, siano venute alla luce delle stanze dalle pareti nude, il cui utilizzo ha lasciato senza risposte gli studiosi: a cosa servissero ancora è poco chiaro, ma sono tuttora in corso delle indagini.

Questi ritrovamenti rintuzzano il mistero che avvolge la nostra Torino magica, con la sua fama di luogo pregno di esoterismo, tra di zone di luce e zone d’ombra, di ciò che si vede e ciò che non si vede. Si narra dell’attrazione di Margherita di Valois (sposa del duca Emanuele Filiberto) per l’alchimia, ragion per cui avrebbe fatto arrivare il medico e astrologo, mago e alchimista Nostradamus, appositamente dalla Francia. Ufficialmente costui sarebbe venuto a Torino nel 1556 ospite dei Savoia in una casa di via Marozzo, per cercare di curare la sterilità di cui sembrava essere afflitta Margherita (si dice anche che dopo la visita di Nostradamus la duchessa sia rimasta subito incinta), ma la cosa sembra improbabile poiché i due si sposarono solo nel 1559.

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Allora che cosa venne a fare Nostradamus a Torino?

In realtà sarebbe stato offerto al grande veggente di poter disporre di alcuni locali dove operare in pace.

Gli avrebbero fatto allestire dei laboratori alchemici negli scantinati delle due torri medievali, sorte su un sito di epoca romana, ancor oggi visibili dietro Palazzo Madama. Le ‘leggende metropolitane’ individuano almeno una trentina di ‘grotte alchemiche’ nella sola Torino.

  • Proseguendo il nostro cammino per questa Torino esoterica ci ritroviamo presto nel punto considerato più positivo di tutta la città: il varco che un tempo segnava il confine tra Palazzo Reale e Piazza Castello, su cui prospettano un teatro senza facciata (Regio), una facciata di palazzo (Madama) senza corrispondente palazzo, ed una chiesa senza facciata, la Real chiesa di San Lorenzo, disegnata ma mai realizzata per non alterare l’uniformità architettonica della piazza.

Tra piazzetta Reale e Piazza Castello, un tempo si ergeva un muraglione che presentava un estradosso esagonale in cui veniva esposta la Sindone per la venerazione popolare.

La sua forza “taumaturgica” (si dice che toccarla procurasse guarigioni o alleviasse ogni tipo di problemi), il suo influsso benefico e l’adorazione della gente avrebbero connotato il luogo di una certa carica positiva.

Abbattuta la muraglia, rimane oggi una catena tra le cancellate del Palazzo.

E’ qui, sotto i nostri piedi, che correrebbero delle grotte che, dalla cripta della chiesa dell’Annunziata, unirebbero i due Palazzi (Reale e Madama) e condurrebbero ad un favoleggiato tempio e alle grotte alchemiche.

Altro luogo “magico” è la vicinissima Real Chiesa di San Lorenzo, la chiesa dei Savoia, nella quale -pochi lo sanno- si eseguì la prima ostensione torinese della Sacra Sindone.

Qui sì che le magie sono autentiche e documentabili, create dall’abilità del suo costruttore, l’abate teatino Guarino Guarini, architetto di casa Savoia nel XVII secolo. Imbocchiamo ora il lungo viale Po, che sfocia nella monumentale piazza Vittorio (dove ha sede una Loggia Massonica); noteremo già in lontananza un edificio che pare un tempio civico.

  • E’ la chiesa della Gran Madre di Dio voluta da Vittorio Emanuele I di Savoia. Inusuale nome per un luogo di culto cristiano, evocatore di una ben più atavica (e “pagana”) Grande Madre, intesa come madre di tutti i viventi, nel cui ventre avvengono i miracolosi cicli di trasformazione, di rigenerazione e rinascita, alla base di tutti i culti misterici dell’antichità.

Non a caso essi si svolgevano in grande segretezza. Inoltre non tutti sanno che Torino, la sua provincia e il Piemonte conservano un certo numero di Sacri Monti (una decina), di Madonne Nere (almeno sei, di cui quattro solo in provincia di Torino), massi erratici legati al culto della fertilità e pietre “taumaturgiche” retaggio di antichissimi culti legati alla natura e ai suoi elementi.

Tornati in piazza Castello, imbocchiamo la via pedonale più lunga d’Europa, intitolata a Giuseppe Garibaldi – un tempo chiamata via Dora Grossa perché un rivolo d’acqua del fiume serviva a lavar via le immondizie – che ci riporterà in piazza Statuto, dove la nostra visita era cominciata.

Lungo la via si può incontrare una curiosa farmacia chimica, da cui occhieggiano Ippocrate e il fido Caduceo di Mercurio e diverse chiese erette durante il governo sabaudo.

Frequente trovare per le vie diverse raffigurazioni di Hermes (o Mercurio) sui vari edifici del centro storico, ma anche Draghi, Meduse o Mascheroni.

Siamo giunti al termine del nostro “Esotour” nella Torino magica. Ora provate a fare una passeggiata notturna lungo questo itinerario senza farvi pervadere da un certo brivido.

Laura Savina

 

Per partecipare al nostro tour e per avere maggiori informazioni seguire il link qui di seguito: https://www.facebook.com/events/949487555232885/



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