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Essere se stessi per amore: Il marito di mio figlio

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il marito di mio figlio Torino
il marito di mio figlio Torino

Il marito di mio figlio è una brillante commedia degli equivoci di Daniele Falleri, rappresentata da molte compagnie in Italia, ma non a livello nazionale. La compagnia Thealtro, in collaborazione con l’associazione culturale Barbari Invasori hanno messo in scena uno spensierato e divertente allestimento, in cartellone nella stagione del Teatro Araldo, a Torino.

Giorgino e Michele (alias George & Michael) si stanno per sposare. Presi all’ultimo da uno scrupolo di coscienza, al ritmo di I Am What I Am, si rendono conto di non avere niente da nascondere e decidono di affrontare i rispettivi genitori convocandoli in casa loro per comunicargli la notizia. Ma la rivelazione della propria omosessualità crea uno scompiglio che va oltre l’immaginazione dei due futuri sposi. All’inizio il ritmo della commedia sembra procedere in modo abbastanza prevedibile, ma poi lo spettacolo comincia a prendere forma e “carburare”, soprattutto grazie a una mirabolante serie di colpi di scena e di situazioni comico/paradossali, abilmente orchestrati su più livelli (scrittura, regia e, in alcuni casi, interpretazione) che ricalcano, a tratti, i dettami della commedia all’italiana. Le nozze saltano, le coppie scoppiano e i personaggi, ciascuno con una storia alle spalle da raccontare, rivelano ognuno i propri scheletri nell’armadio, genitori compresi.

La commedia, a suo modo, è uno spunto di riflessione non tanto sul matrimonio gay e su quanto possa essere considerato un tabù o meno, ma sulla normalità dell’amore e su quello che si prova quando il destino ci fa incontrare sulla nostra strada la persona giusta.
L’intento registico vuole essere quello di prendere le distanze dagli stereotipi e dall’eccesso che spesso contraddistinguono la realtà omosessuale, ma è pur vero – bisogna dirlo – che il pubblico teatrale, per divertirsi, può avere bisogno anche di stereotipi, eccessi e frasi fatte. E, come in questo caso, una miscela di risate, sagacia, simpatia, e stile, può decretare il successo di un testo ben scritto e confezionato con impegno, sia a livello registico che a livello attoriale. Spiccano le qualità interpretative della coppia di padri, Ignazio (Massimo Chionetti) e Agostino (Enrico Cravero), entrambi molto spontanei e immediati, e questo il pubblico lo coglie, soprattutto assistendo all’inaspettata, divertentissima e toccante “metamorfosi” dell’eccentrico padre di Michael. I due “promessi sposi” (Michele Giaquinto e Walter Revello) non risultano (quasi) mai sopra le righe e adottano un registro interpretativo risoluto, pur con qualche differenza, dovuta alle specifiche caratteristiche richiese dai ruoli di ciascuno. Patrizia Schneeberger e Stefania Sirianni interpretano due madri agli antipodi, ma sono anche due donne ben consapevoli del loro modo di rapportarsi ai propri mariti, e agli uomini in generale; e la giovane Lory (Veronica Stilla), psicologa, aspirante attrice, (ma potrebbe essere benissimo il contrario), nonché ultima “passione eterosessuale” di Michael, alla fine di questa avventura avrà acquistato più fiducia in se stessa e negli uomini che la circondano, instaurando oltretutto profondi legami di amicizia.

Roberto Mazzone

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