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Sono subalpine le origini del pret- à- porter

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Quando pensiamo alla moda vengono subito in mente scenari da sogno in città come Milano, Parigi, Londra o New York: ma anche la nostra città è, in qualche modo, legata a questo mondo patinato.

Anzi, nei primi anni dello scorso secolo, Torino era considerata la “capitale della moda”.

Appellativo blasonato, ricevuto grazie all’Esposizione internazionale del 1911, avvenuta in occasione della proclamazione del cinquantenario del Regno d’Italia, che ha contribuito a creare il mito di una città che ha saputo distinguersi nel mondo della moda non tanto per la creatività o per l’avanguardia, (questo ruolo spetta di diritto a Parigi), quanto per la straordinaria qualità professionale che veniva impiegata per la creazione degli oggetti di moda.

Lo studio degli addetti alla preparazione di abiti e accessori era assiduo, grandi sarti, modiste e pellicciai si adoperavano per realizzare nel migliore dei modi qualunque progetto venisse loro proposto, in un clima di partecipazione e collaborazione che ha reso la città sede di una produzione fondamentale per il modellamento del panorama lavorativo ed economico cittadino.

Proprio in occasione dell’Esposizione la Stampa scriveva: “Per essere la capitale dell’automobilismo e della moda femminile italiana, per certa rassomiglianza esteriore con Parigi, Torino è cara alle tribù sontuose e raffinate”.

Il Palazzo della Moda, ideato da Ceragnoli e Pizzo, fu l’elemento più attraente per i visitatori dell’Esposizione: in un’ambientazione borghese, manichini di cera vestivano le più grandi creazioni delle sartorie torinesi.

Esso ospitava inoltre sia la produzione nazionale sia quella straniera, soprattutto francese, e fu realizzato su iniziativa della rivista “La Donna”, il periodico di moda più letto in Italia, edito dalla Stampa.

 

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Con i suoi sette milioni di visitatori, l’Esposizione fece epoca e diede un nuovo impulso all’industria manifatturiera, incrementando attività già ben avviate nel Settecento e nell’Ottocento.

Sorsero così negozi di abiti già pronti, laboratori di biancheria e maglieria che producevano su larga scala, come il maglificio Bevilacqua che esportava in America latina e nelle colonie inglesi e francesi. Il mestiere della sartoria si perfezionò a più livelli, con scuole di taglio e confezione e aziende specializzate, collegate con l’estero, che diffondevano metodi e modelli in tutta Italia.

La sartoria “La Merveilleuse” fu una delle più importanti sartorie torinesi; fondata nel 1912 da Giuseppe Tortonese, con sede in via Garibaldi e via Doria, divenne famosa per la produzione delle “camicette” di Torino; permise inoltre il diffondersi delle tendenze d’oltralpe contribuendo a raffinarle secondo il tipico gusto piemontese e estese successivamente la sua produzione agli abiti pronti di qualità, i “nonni” del prêt-à porter.

Il gusto torinese divenne famoso in tutta Italia e in Francia, tanto da attirare una clientela elitaria, come la regina Margherita e altre personalità di spicco dell’epoca, che aveva il privilegio di avere un manichino personalizzato a disposizione nelle sartorie.

Le grandi case di moda, come De Gaspari, Isnardon, Re-Chiantore, Rosa e Patriarca, che si fregiavano del titolo di “Fornitore della Real Casa” organizzarono sfilate in varie città italiane, su modello del sistema commerciale delle ditte francesi, che a loro volta avevano a Torino le sedi per le loro sfilate: all’epoca veniva giudicato essenziale per chi intraprendeva un lavoro nel mondo della moda aver fatto un periodo di pratica in un atelier torinese.

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Il ruolo della sarta mutò notevolmente: la “sartina” torinese era una persona elegante come chi le commissionava il lavoro, e lavorava duro con la speranza di mettersi in proprio e creare il suo personale atelier.

Il volto di Torino era ormai cambiato, la simbiosi tra arti visive, design e moda aveva dato vita ad uno stile epocale,la nuova via Roma si arricchì di negozi con grandi vetrine a tutta parete e arredamenti all’avanguardia, come la modisteria Borletti.

Proprio grazie alla grande tradizione e al supporto della casa regnante, Torino fu scelta nel 1932 per le esposizioni annuali dell’Ente autonomo per la Mostra permanente Nazionale della Moda e nel 1935 divenne sede dell’Ente Nazionale della Moda.

Ancora oggi, sebbene nel corso degli anni il mirino del fashion system nazionale si sia spostato su altri obiettivi, come Milano e Firenze, Torino possiede delle ottime potenzialità: al fianco di nomi come Carlo Pignatelli, celebre per i suoi abiti da sposa da sogno e Kristina Ti con i suoi costumi da bagno innovativi esiste tutto un mondo di giovani stilisti emergenti che esercitano la loro passione in piccole botteghe dal sapore antico, una speranza per la nostra città di continuare a scrivere la storia della moda italiana con la qualità che da sempre l’ha contraddistinta.

 

Federica Cicerale

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