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Giuseppe Lampiano: “messia” del Vermouth, civilizzatore dell’aperitivo

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“L’assordante frastuono di case che crollavano, e cumuli di macerie che si levavano intorno a noi fra nuvole di polvere che ci mozzavano il respiro, ci costringevano a restare stesi a terra, sei minuti a terra, sei secoli.”
E’ una descrizione in presa diretta del terremoto che nel 1906 devastò la fiorente città di Valparaiso, in Cile. Il testimone di queste scene drammatiche non è uno scrittore o un giornalista di fama, bensì un viaggiatore di commercio della Cinzano, rinomata casa torinese produttrice di spumanti e vermouth.

Giuseppe Lampiano (1860-1944) entrò nell’azienda piemontese nel 1878 per rimanerci fino al 1922. In questi anni visitò più di quaranta nazioni sparse sui cinque continenti, ponendo le basi del definitivo marchio Cinzano nelle varie realtà economiche e sociali.

Lampiano seguì le orme del colonialismo europeo di fine ‘800 e le rotte dei flussi migratori e si dirige verso l’Oriente, Africa e America Centro- Meridionale. Nel 1910, dopo aver visitato il Cile risalendo le coste del Pacifico, passò in Africa e dal Capo di Buona Speranza giunse in Congo attraverso la selvaggia Angola.

Fu il primo viaggiatore di una casa europea che si avventurasse in quelle regioni. Per ogni viaggio scattò fotografie, lasciò resoconti, scrisse racconti, costruendo così una documentazione molto interessante dal punto di vista storiografico.

Giuseppe Lampiano: "messia" del Vermouth, civilizzatore dell’aperitivo.
Giuseppe Lampiano: “messia” del Vermouth, civilizzatore dell’aperitivo.

 

Egli non fu solo un rappresentate di liquori, un commesso viaggiatore d’altri tempi, ma un avventuriere commerciale dalla vita che fu romanzo. In Europa, esplorò nuove rotte orientali, visitando il principato di Bulgaria, il regno di Romania e di Grecia e proseguì, nella proficua ricerca di contatti & contratti, tra i mercanti e gli albergatori ottomani, tra gli hotel e i caffè frequentati dai diplomatici in Palestina e in Siria e poi giù nella penisola arabica fino al Golfo di Aden, bagnato dalle acque dell’oceano.

Qua, nel protettorato inglese, sede di un importante porto che era una base vitale per i commerci da e per l’India, fece affari con i coloni europei che avevano interessi in quello strategico punto di congiunzione tra il Mar Rosso e l’Oceano Indiano.

L’epopea di Lampiano proseguì nel continente africano che, ad inizio ‘900 era completamente in mano alle nazioni d’Europa. Fu ricevuto dalla comunità italiana di Tripoli, Mogadiscio, Asmara.

Vendette alcolici in lungo e in largo nell’ Afrique-Équatoriale française e nelle colonie di Parigi occidentali come la Guinea, il Senegal e la Côte d’ Ivoire. Visitò Addis Abeba, capitale dell’impero indomito di Etiopia allora retto da Zauditù, l’imperatrice triste, unico esempio di fiera indipendenza in una parte di mondo controllata dalle giubbe rosse inglesi, dai legionari francesi, da uomini d’affari belgi, dalle Schutztruppe tedesche e dai caschi coloniali italiani. Non mancarono i tragitti, alle volte su vaporetti e treni, altre volte a dorso di cammello o a piedi, per raggiungere le lontane città del Congo Belga, del Sudan inglese, dell’Egitto, di Zanzibar, isola di spezie e di schiavi.

Per le sue trasferte, disponeva di generose lettere di credito, alloggiava nei migliori alberghi e sulle navi si riservava cabine di prima classe anche se spesso, dati i tempi e i luoghi, doveva rassegnarsi a fetide locande, a cibi sospetti, a treni bloccati da leoni in ozio sui binari.

Con lui c’era sempre un buon revolver carico, come un compagno di viaggio fedele che lo accompagnava in terre esotiche, primitive e alle volte ostili. A Lagos, in Nigeria, venne colpito da una grave malattia infettiva, la terribile “Blackwater fever” o febbre emoglobinurica, ovvero una degenerazione della malaria i cui sintomi sono ardere di febbre, insufficienza renale, colorazione giallastra della pelle, vomito continuo e piscio nero.

Al Cairo osservò (e forse non si limitò a ciò, diavolo d’un viaggiatore di commercio) i bordelli locali “ove ha ricetto un infimo elemento di russe, francesi, spagnole, greche e sudanesi che ricorrono a tutte le più orribili lascivie per accontentare i sozzi frequentatori.” In Sud Africa descrisse poi i facili costumi delle dame dell’ high society di Johannesburg.

Fu però forse nell’America Latina che la ditta Cinzano ebbe maggior espansione in termini di vendite durature e voluminose. Dal Messico all’Argentina quasi tutte le nazioni americane furono toccate dai viaggi di Lampiano. In un episodio fu costretto a fuggir a gambe levate dal Nicaragua perché inseguito dall’oscura polizia del posto che lo ritenne essere una spia al soldo del vicino Guatemala. In Cile ebbe la sventura di trovarsi a Valparaiso quando la terra tremò sbriciolando case e sventrando palazzi.

Mentre sorseggio vermouth piemontese, non posso far altro che alzare il bicchiere alla salute di questo straordinario personaggio che non fu solo uomo d’affari al soldo della torinese Cinzano ma anche nomade ed esploratore e i cui viaggi sono come un film d’avventura.

Prosit dunque a Giuseppe Lampiano, ambasciatore della Cinzano, avventuriere commerciale, messia del Vermouth e civilizzatore dell’aperitivo.

articolo a cura di Federico Mosso

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