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“La donna della domenica”: uno spaccato di Torino lontano 40 anni

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la donna della domenica Torino 40 anni
la donna della domenica Torino 40 anni

Ci sono romanzi che sono uno spaccato di una società o di un particolare momento storico.

Questi tipi di libri tendono generalmente ad invecchiare e a diventare lontani nell’immaginario, non solo per i temi che trattano, ma anche e soprattutto per lo stile narrativo. “La donna della domenica”, per molti il capolavoro della coppia Fruttero & Lucentini, è al contrario uno dei più freschi e attuali gialli che si possano trovare in circolazione.

I dialoghi sono vivaci e di un realismo raro, fatto di frasi troncate, di dialettismi e di idiosincrasie. La vicenda, con il pretesto di raccontare le indagini dell’ispettore Santamaria sull’omicidio dell’architetto Garrone, dipinge una Torino borghese, fatta di conoscenze, salotti, odi più o meno celati e dal bisogno di affermare una propria immagine pubblica.

Quello che si viene a creare è un vero e proprio “teatrino”, nel quale si avvicendano e scontrano clichés sociali e culturali variegati.

Fruttero & Lucentini descrivono in modo brillante industriali sull’orlo di una crisi di nervi come Vittorio, le mogli di questi ultimi, annoiate quanto infantili ed infedeli, come Anna Carla, o giovani ereditieri nullafacenti e con una vita misteriosa, come Massimo Campi.

C’è persino spazio per professionisti decaduti che vivono di mezzucci, come la vittima Garrone o vedove scontrose e terrificanti dell’alta borghesia, come la signora Tabusso.

"La donna della domenica" : uno spaccato di Torino lontano 40 anni
 

Il giallo, che festeggia quest’anno il suo quarantesimo anniversario, trova il suo antieroe in Francesco Santamaria, commissario originario del Sud buttato controvoglia nel calderone di una Torino dell’alta borghesia in cui si sentirà poco a suo agio.

I mille volti di Torino sono scelti in modo chiaro e riconoscibile. La vicenda si sposta dalle ville in collina, agli uffici del comune di piazza Palazzo di Città, dagli abbaini di piazza Madama Cristina allo storico Balon, all’epoca vero luogo di ritrovo dei Torinesi nel fine settimana.

Chi vuole trovare un giallo all’inglese, rimarrà forse deluso.

Qui non ci si limita ad un’inchiesta e alla sola narrazione di quanto la concerne strettamente, ma si sfocia spesso nello psicologico e nel sociologico. I personaggi hanno tutti, dai principali ai secondari, una fortissima caratterizzazione e la vicenda è giocata in maniera molto studiata.

La trama vede mischiarsi le storie dei vari protagonisti, che finiranno presto per legarsi l’una all’altra irrimediabilmente.

Se si vuole trovare una pecca al romanzo è senz’altro la settorialità con cui viene affrontata la realtà torinese.

Il punto di vista degli autori ignora qualsiasi realtà che non sia di un rango piuttosto alto, fatta eccezione per le “comparse” dei domestici. Una scelta che può essere inoltre discussa è il fatto che gli autori intervengano spessissimo durante gli ottimi dialoghi per fornire precisazioni e incisi che non aggiungono nulla alla vicenda e che rallentano molto il ritmo delle battute dei personaggi.

Fruttero & Lucentini sanno comunque giocare alla grande sulla scacchiera che conoscono bene e regalano un giallo divertente e brioso, anche a distanza di quattro decadi.

AUTORI: Fruttero & Lucentini

GENERE: Giallo / Giallo metropolitano

ANNO: 1972 prima pubblicazione – 2012 ultima ristampa

EDIZIONI: Mondadori, collana Oscar 2012

NUMERO DI PAGINE: 423

PREZZO: € 10.00

Michele Albera

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