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Piatto del giorno: Musica alla Torinese

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Piatto del giorno, musica alla torinese
Piatto del giorno, musica alla torinese

Oggi mi vesto da Chef e voglio proporvi un piatto molto particolare!

La ricetta che vi andrò a descrivere durante questa lettura è deliziosa e succulenta, a tratti può sembrare un po’ complessa, ma ha due punti di forza che ne garantiscono la ruscita: la grande determinazione nel prepararla e un ingrediente speciale che forse vi svelerò più avanti.
Alla base di tutto c’è una regola: non si fa la spesa! “Aprire il frigo e guardare cosa c’è al suo interno!” Esperienze, vecchi dischi, dvd live, programmi di produzione base tipo logic o live, qualche strumento musicale datato e qualcuno più moderno per gli amanti dell’elettronica e della sperimentazione e da qualche tempo una massiccia dose di youtube.

Partiamo con un sapore generalmente fisso, che crea la base per il nostro piatto: il rock.
Quell’immenso limbo che si appiglia energicamente ai grandi personaggi della storia, dai Beatles e Rolling Stones fino ai Pink Floyd, Jimi Hendrix e i Nirvana; i musicisti torinesi non l’hanno dimenticato, anzi si tengono ben stretti questi riferimenti, idoli della sperimentazione mondiale rispettati e riconosciuti sia dalle band punk che dai dj producers.
Batterie e bassi ben presenti, chitarroni distorti, ritornelli incisivi e riff creano un’ottima base nutriente per il nostro piatto appianando quelle differenze, ma non sempre le rivalità, che solitamente allontanano diametralmente i musicisti di generi diversi.
Ma siamo solo all’inizio della nostra ricetta! E’ il momento di aggiungere alcune spezie che, nella giusta quantità e secondo i gusti di ognuno di voi possono caratterizzare il nostro piatto consentendone unicità e riconoscibilità.
Tra le pietre sconnesse dei marciapiedi di SanSalvario cresce la sana e gustosa canzone d’autore nostrana, che ci piace aggiungere pura e grezza, appena colta, per conferire alla ricetta quella sincerità dei testi e nei messaggi;
Alla tenue luce della luna e dell’alba cresce vigorosa tra Piazza Vittorio, i Murazzi e il Parco del Valentino la pianta dell’elettronica con la quale è piacevole insaporire, spesso senza alcuna parsimonia, le canzoni durante il lavoro in studio; inoltre innumerevoli dj, talentuosi producers e selezionatissime band amano praticare diete ferree a base di questa pianta durante le lunghe nottate nei numerosi club.
Un occhio attento ed esperto, quasi sempre in atmosfere buie, può scovare in un angolo di San Salvario, dentro un androne di PortaPalazzo o davanti a qualche chiesa protestante di Corso Vigevano la musica etnica, spezia preziosissima che può rendere il piatto estremamente raffinato.
L’indie invece cresce un po’ dappertutto.. Se volete potete metterne una punta, ma senza esagerare, chi ne ha abusato si è ritrovato con un insalata scondita.
Infine c’è chi ama servire il piatto accompagnato da un po’ di reggae o da qualche suo derivato, conferendogli un sapore decisamente più erbaceo che è gradito a molti.
L’importante nella preparazione è saper dosare gli ingredienti e metterci estro e passione, come in ogni ricetta che si rispetti d’altra parte! Non ci basta che “la musica alla torinese” sia solo un buon piatto, se no non ci staremmo dietro una vita…
In realtà tanti, tantissimi si accontentano di metter su i classici “4 salti in padella”… con queli sbagliare è impossibile! Ma ai torinesi non basta.. noi vogliamo convincere i commensali con il nostro piatto e non ci limitiamo a riproporre le ricette classiche propinate dal mainstream.. Eh no.. Qua si creano le tendenze.. mica le si seguono! E poi ci piace fare le cose un po’ alla vecchia maniera..
Ah..! Vi ricordate che parlavo di un ingrediente speciale fondamentale? Beh, è essere torinese.. Chi pensa che questa affermazione sia immodesta vuol dire che è di un’altra città.

Dani C.

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