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Ed il Rigoletto diventa un reality show

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Dopo il grande successo della scorsa stagione torna sul palcoscenico del Teatro Baretti di Torino – dal 21 al 25 marzo, con la regia di Davide Livermore e la musica di Andrea Chenna – Le Roi s’amuse, una delle opere più censurate della storia del teatro: durissima critica al potere, fu osteggiato per anni perché bandiera del libero pensiero e della legalità: una profonda riflessione sulla libertà di ogni uomo. Giuseppe Verdi si innamorò di questo testo e lo rese immortale nel Rigoletto.Le Roi s’amuse si contrappone tenacemente al malcostume politico della nostra contemporaneità.

Il potere. Roba da buffoni e arroganti. Ma anche da reality. La corte di Francesco I di Valois, nell’allestimento di Le Roi s’amuse, di Victor Hugo, firmato da Davide Livermore si trasforma in uno studio televisivo, con schermi al plasma e microfoni, dal quale va in scena un reality, con tanto di Re  e buffone che cantano “Questa o quella” – celebre aria del “Rigoletto” verdiano – come sigla.
E il potere mostra tutta la sua arroganza. Il buffone in questo caso è una drag-queen, magistralmente interpretata da Sax Nicosia, molto toccante nel suo dilaniarsi interiore tra il suo ruolo di padre e quello di fantoccio asservito al potere (ma che da questo trae anche la propria forza e unicità).  Anche l’invidia dei cortigiani per questo buffone è ben espressa dalla regia di Livermore, che, con sapiente equilibrio utilizza per tutti e quattro gli attori in scena (oltre a Nicosia, Giancarlo Judica Cordiglia, nel ruolo di Francesco I, Valentina Arru e Caroline Pagani) la tecnica della distorsione vocale amplificata, a sottolineare ulteriormente l’elemento di finzione e teatralità che permea lo spettacolo. Tutto è un copione, l’amore non esiste, perché, dopotutto, “essere amati da una persona abbagliata solamente da una presenza, non significa essere amati”. Solo l’onore e la vendetta sembrano aleggiare in una dimensione reale. E verranno soddisfatti a caro prezzo. Ma il regista in questo allestimento compie anche una solida riflessione sull’arroganza del potere e sulle debolezze umane; e, in fondo, oggi come allora, continuiamo a riderne, incitati o meno dal buffone di turno.


Roberto Mazzone

 


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