Home Teatro Honour: frammenti di un amore che cambia forma

Honour: frammenti di un amore che cambia forma

0
SHARE

E’ in scena fino a domenica 11 marzo, al Teatro Erba di Torino, Honour, una pièce teatrale – vincitrice nel 1996 del Victorian’s Premier’s Literary Award for Drama – scritta da Joanna Murray-Smith.

Gli interpreti sono Roberto Alpi (l’Ettore Ferri di Centovetrine) e Paola Pitagora – che, per questa interpretazione, indubbiamente molto elegante, ha ricevuto il Premio Flaiano 2010, n.d.r. – affiancati da Viola Graziosi ed Evita Ciri.

Fino a quale punto l’amore può prevalere? Cosa succede quando un confortevole e apparentemente solido matrimonio di classe media all’improvviso si frantuma? Quando valori e responsabilità condivise non possono più convivere?

Quando si presenta la possibilità di rinnovare la propria vita, ma a spese della felicità e della sicurezza di qualcun altro?

E qual è l’impatto sul resto della famiglia? Questi sono gli interrogativi sui quali poggia il testo e attraverso i quali si snoda un percorso emotivo che sembra richiamarsi alle Scene da un matrimonio di Ingmar Bergman; i personaggi risultano ben delineati, ciascuno nella propria specificità: George, giornalista e critico letterario, famoso e molto influente; Honour, sua moglie, già brava scrittrice; Claudia, giovane intervistatrice, molto determinata, con mire letterarie; Sophie, studentessa universitaria, fragile figlia della coppia, ma con un carattere molto sanguigno.

Torino Honour: frammenti di un amore che cambia forma

Una famiglia importante dell’establishment intellettuale, dove i ruoli della coppia sono ben definiti.

Ma poi piomba inaspettatamente questa giovane determinata, che deve intervistare l’intellettuale famoso per ricavarne un profilo per il suo giornale.

E l’ingranaggio, in apparenza perfettamente oliato del ménage familiare, comincia ad incepparsi. Ogni rapporto, ogni gerarchia viene spezzata, ognuno deve trovare una nuova collocazione all’interno del nucleo preesistente e, cadendo nell’inevitabile gioco di specchi – che costituiscono parte della scenografia, come a voler testimoniare l’imprevedibilità e l’ineluttabilità del cambiamento della situazione descritta – anche Claudia è destinata a scoprire zone ancora sconosciute di se stessa.

L’allestimento diretto da Franco Però, che segue fedelmente l’impostazione in frammenti del testo, risulta molto intuitivo, tuttavia difficile da seguire nel suo complesso: “fotografare” il mutamento di delicati equilibri, non sempre restituisce alla platea un riscontro immediato – forse anche perché vedere gli attori fare avanti e indietro sul palco ogni volta che un frammento “esaurisce” – scandito da un gong – diventa dispersivo per il pubblico, che accompagna molto spesso il rumore dei passi sul palcoscenico con i propri commenti.

I dialoghi tra Roberto Alpi e Viola Graziosi non introducono solamente i classici temi della crisi dell’uomo maturo, che perde le proprie certezze derivanti da un rapporto stabile e rivede improvvisamente le proprie convinzioni sull’amore e i sentimenti che prova per la persona con cui ha condiviso una vita; sono anche lo specchio reale di quanto una giovane donna può essere determinata – nella vita e sul lavoro – e fanno decisamente riflettere sulla passione – anche questa umana e professionale – di giornalista e scrittore (con le dovute differenze).

Roberto Mazzone

Commenti

Commenti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here