Home Cronaca di Torino Verde, bianco, rosso o rosso, bianco, verde ?

Verde, bianco, rosso o rosso, bianco, verde ?

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Alla fine, è sempre la storia del bicchiere. Mezzo pieno o mezzo vuoto.

Dipende dalla capacità di godersi le cose, di farsi andare bene il mondo, di incastrare quello che capita dinnanzi agli occhi nel muretto del proprio animo, come se si trattasse del pezzo giusto, che serviva a completare il tetris di una nostra mattina.

Dal momento che non esistono verità, ma solo punti di vista, proviamo a raccontarne due.

Sono passati undici mesi dalle celebrazioni dell’Unità d’Italia, e molti si sono dimenticati le bandiere.          I più moderati ne hanno avuto pietà, ritirandole dentro dopo qualche mese. Stazzonate, piene di smog, qualcuna strappata. Ne restano fuori in poche, alfieri di nessuno, tristi come sanno essere solo i simboli morti. Perché una bandiera dimenticata è un simbolo senza un padrone, non è nemmeno del proprietario reale di quel cencio di stoffa. La pigrizia offusca tutto, impantanati tra un divano e del cibo in scatola. Ci siamo dimenticati dei nostri tricolori, dopo esserci beati di una città imbandierata. Corali per conformismo, incuranti per abitudine. E così, a distanza di mesi, qualche vessillo superstite resiste qui e là. Ma non è convinzione, è il risultato di una moda passeggera che ha detto a tutti quando iniziava ma non ha avvertito nessuno su quando finiva. Restano solo loro, le bandiere, che si ostinano a sventolare. Più degne dei loro padroni.

C’è talmente tanta voglia di Italia che le bandiere resistono. Non se ne vogliono andare, non si possono più scacciare. Sono dei testimoni, dei segnali, delle spie luminose. Qui c’è ancora qualcuno che ci crede. Che non pensa a patriottismo come una roba da camicie nere, che lascia il proprio tricolore sul balcone, e pazienza se non lo fanno più tutti, pazienza se non è più nuovo fiammante, pazienza se non è più lindo e pinto. Nessuno ha “fatto gli italiani”, come si augurava Massimo D’Azeglio. Gli italiani si sono fatti da soli, seguendo il cammino di tutti i popoli: cadute, cadute e ancora cadute. Per rialzarsi un attimo dopo, in tutta la propria semplice e dignitosa quotidianità. Quei tricolori ancora in piedi, nonostante sia passata la festa, testimoniano un orgoglio che è nato spontaneo e non vuole morire, nonostante tutto. Nonostante la crisi, gli sberleffi, i troppi esempi di un cattivo Paese, tra partite truccate e navi che affondano. E testimoniano che nella sporcizia, nella bufera, nel passare del tempo, noi resistiamo.

È un gioco semplice, quello di dipingere luci e ombre. E in fondo, anche da vivere queste situazioni sono questione di inclinazione. Non è che la prima è vera e la seconda è falsa. È solo una questione di inclinazione, di come si decide di essere, e quindi di sentirsi. Io, nonostante tutto, preferisco il secondo.

E voi?

 

Umberto Mangiardi

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