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Ma perchè ad Ivrea festeggiano il Carnevale tirandosi le arance?

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Due secoli di tradizione carnevalesca per la vecchia Eporedia, questo il nome – di origine celtica – dato alla città all’epoca della sua fondazione (V secolo a.C.).

Una manifestazione folcloristica riconosciuta di rilevanza internazionale dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri già nel ’56 e che non ha eguali, non solo in Italia ma anche in Europa: ogni anno si contano migliaia di visitatori provenienti da ogni parte del continente, nei tre giorni principali a partire dalla domenica successiva al giovedì grasso e alla sfilata del sabato sera.

Questi ultimi rappresentano il cuore pulsante dello spettacolo offerto dal carnevale di Ivrea in quanto si svolge l’affascinante e storica battaglia delle arance.

Spesso soggetta a critiche per i presunti sprechi che comporta (in verità si tratta di agrumi quasi privi di valore sul mercato), nasce ufficiosamente a metà Ottocento quando ebbero luogo i primi confronti, “non autorizzati”, tra i carri in sfilata e la gente sui balconi intenta ad accogliere il loro passaggio.

Le prime somiglianze con la battaglia così come la si conosce oggi le ritroviamo però solo all’inizio del ‘900, mentre è nell’immediato dopoguerra che si realizza definitivamente, con la costituzione delle prime squadre a piedi degli aranceri e i primi carri da getto (guidati da pariglie o quadriglie di cavalli).

Da allora, i confronti tra i due schieramenti – come vedremo, dalle radici storico-leggendarie – hanno luogo nelle principali piazze della città presiedute dalle attuali nove formazioni di tiratori: Aranceri Mercenari, della Morte, Tuchini del Borghetto, Diavoli, Scacchi, Asso di Picche, Pantera Nera, Credendari e Scorpioni d’Arduino.

Ma perchè ad Ivrea  festeggiano il Carnevale tirandosi le arance?

Dal 1808, anche grazie a questo evento più unico che raro, lo Storico Carnevale di Ivrea anima e riscalda il freddo inverno eporediese tra storia e mito, emozioni e grade spettacolo, propone numerosi appuntamenti cerimoniali e culinari con i fagioli grassi qui protagonisti assoluti.

Il tutto fin dai primi giorni di gennaio quando – più precisamente nel dì dell’Epifania – viene presentato il Generale, figura chiave della manifestazione tutta insieme alla Mugnaia.

Il calore del carnevale eporediese, i suoi protagonisti secondari – non per questo meno importanti – tra i quali gli Abbà o le Vivandiere, ed eventi come il corteo storico e la battaglia, discendono direttamente da riferimenti e periodi storici così come dalla leggenda; ma soprattutto dagli ideali alla loro base, i quali “suonano” piuttosto contemporanei in maniera quantomeno interessante, o inquietante a seconda del punto di vista.
Sono i francesi a sancire, di fatto, la nascita di questo carnevale storico.

Le autorità napoleoniche che governavano la città a inizio Ottocento decisero, infatti, di unificare – anche per questioni di ordine pubblico – le diverse feste rionali che fino a quel momento si svolgevano indipendenti l’una dall’altra.

Oltre all’introduzione del personaggio del Generale ci fu poi l’istituzione di un altro dei simboli principali della tre-giorni di festa eporediese ovvero il berretto frigio; accessorio obbligatorio oggi, durante la battaglia, per evitare il rischio di divenire bersagli degli aranceri e, da sempre, simbolo della Rivoluzione Francese con le sue atmosfere cariche d’ideali.

Ma perchè ad Ivrea  festeggiano il Carnevale tirandosi le arance?
Ma perchè ad Ivrea festeggiano il Carnevale tirandosi le arance?

La libertà su tutti; quello stesso concetto protagonista della leggenda tramandata dal Medioevo, “responsabile” anch’essa dello spirito del carnevale e tanto protagonista nella gloriosa battaglia delle arance.

Non esistono documenti affidabili ma si narra che il personaggio della Mugnaia provenga dall’assassinio di un tiranno ad opera della figlia di un mugnaio di Ivrea, compiuto perché sottoposta allo ius primae noctis declamato dallo stesso potente signore feudale nei suoi confronti.

La sollevazione popolare che ne scaturì, a seguito di questo coraggioso gesto, è la stessa che si ritrova nella battaglia delle arance, con i tiratori a piedi a rappresentare il popolo e i carri da getto come simbolo del potere signorile, quello che Tarantino chiamerebbe “tirannia degli uomini malvagi”.

E che cos’è se non quello che, con le dovute proporzioni, continua a circondarci oggi nel mondo reale: dalla Primavera Araba agli Indignados, un sentimento di ribellione trasversale verso i poteri forti – economici e politici – capace di muovere milioni di persone. Forse un conflitto destinato a non morire mai.

Forse.

 

Matteo Giachino

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