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Dal Brasile, un torinese ci spiega il Social Forum di Porto Alegre

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Dal Brasile, un torinese ci spiega il Social Forum di Porto Alegre
Dal Brasile, un torinese ci spiega il Social Forum di Porto Alegre

Crisi capitalista, giustizia sociale e ambientale: questi sono i contenuti del Forum sociale tematico tenutosi a Porto Alegre (Brasile) dal 24 al 29 gennaio scorsi, che si prefigge l’obiettivo di proporre soluzioni nuove discutendo di questi argomenti.

Ci troviamo in un Brasile, nel 2012, con molte contraddizioni socio culturali, in attesa di un riscatto che qualcuno, malamente, identifica con la Coppa del Mondo di Calcio che si terrà tra un paio d’anni, o con la più prossima manifestazione di politica ambientale di Rio+20 nel prossimo giugno.

Ma perché una rivoluzione non può passare per queste vie e cosa la mantiene sullo stesso cammino?

Ascoltando le prospettive del movimento degli Indignados/Occupy globale in funzione degli avvenimenti recenti e della sua composizione sociale, mi sono reso conto di quanto questo sistema capitalistico individualista influenzi negativamente il processo di riqualificazione socio-culturale di questo Paese.

Come parlare di diritti sociali ed ambientali, quando il Forum stesso è fondato sull’aberrazione di tali presupposti morali? Da dove nasce l’esigenza dell’organizzazione del Forum di manifestarsi attraverso un uso spropositato di risorse se non che dalla volontà di consumare e capitalizzare in sinergia con lo stesso sistema capitalista che viene definito in crisi?

Dal Brasile, un torinese ci spiega il Social Forum di Porto Alegre

Crisi di un un sistema in declino, nella disperata ricerca di creare confusione nelle persone, facendo proprie, quelle idee, quei principi di innovazione e rivoluzione che in questi ultimi tempi più che mai contraddistinguono l’essere umano, quella consapevolezza che porta alla partecipazione e all’esposizione di pensieri critici, costruttivi alla ricerca di una nuova concezione di società partecipata, ecosostenibile, democratica e spirituale.

Si parla di abuso delle risorse, etnocentrismo, cambiamenti climatici, sfruttamento del lavoro, precarietà, diritti, etica ed equità.

Questo in un Forum nel quale i finanziatori sono le stesse persone oggetto della critica dei manifestanti.

Parallelamente a tutto questo, sulle rive della laguna Guiaba sorge un accampamento autonomo di un centinaio di tende, sostenibile, democratico, creato dopo aver ripulito l’area dall’immondizia, e aver realizzato strutture in bio edilizia a partire dal bambù, con un forno costruito col fango, una cucina da campo capace di preparare circa duecento pasti, ottenuti con alimenti totalmente biologici; qui vengono convocate due assemblee plenarie al giorno, mediate da un facilitatore con l’obiettivo di condividere informazioni e coordinare le iniziative.

Un luogo aperto a una visione olistica della realtà, fatta di culture, pratiche di vita, ritualità e spiritualità diverse, dove per esempio è possibile trovare la tenda della cura, nella quale la mescolanza tra la medicina tradizionale e quella occidentale rappresenta la soluzione.

Un’area dove la produzione di artigianato e di nuove idee si può verificare all’atto pratico attraverso la creazione di laboratori autogestiti e gruppi di discussione, che formano una rete informale di persone consapevoli dell’esistenza di un’altra realtà possibile.

Alla luce di un esempio come questo, mi sembra evidente che il riscatto del Brasile, in un periodo di crisi a livello mondiale, debba necessariamente passare attraverso ua nuova visione, che non generi confusione: ma soprattutto, occorre abbandonare in modo netto quella precedente, impiegando l’arte, la cultura, la scienza, il ragionamento, la spiritualità, la comunicazione e l’educazione come strumenti per rivoluzionarci e volgere lo sguardo verso un mondo migliore.

 (dal Brasile) Andrea Balice Testo raccolto da Roberto Mazzone

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