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E se a Torino sbarcasse il grande hockey russo?

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Ovest vs Est, America contro Russia. Una perenne rincorsa l’una con l’altra nel tentativo di superarsi, di mostrarsi migliore del “nemico” e guadagnare il primato mondiale.

No, non parliamo del 1962, né di guerra fredda, ma di hockey su ghiaccio.

Ebbene sì, le due superpotenze economico-politiche di un tempo hanno trovato un altro terreno, per fortuna molto meno pericoloso per i popoli del mondo intero, sul quale sfidarsi.

Durante gli anni della cortina di ferro la nazionale sovietica di hockey era la dominatrice indiscussa di tutte le competizioni internazionali grazie ad una scuola di grande tradizione e ad alcuni dei migliori talenti a livello mondiale, che fruttarono all’URSS, tra il 1954 ed il 1990, 19 ori mondiali (con anche 7 argenti e 4 bronzi) e 7 vittorie olimpiche (con 1 argento ed 1 bronzo).

L’episodio che però ogni americano ricorderà per sempre è datato 22 febbraio 1980. In quell’anno si disputavano le XIII Olimpiadi invernali, proprio in terra statunitense, a Lake Placid.

La nazionale USA non era inserita in nessuno dei pronostici per la vittoria finale, considerato il fatto che era composta da giocatori universitari e dilettanti; tuttavia, grazie ad un mix di preparazione fisica e tattica imposto dal coach Herb Brooks e dal cuore dei giocatori, la squadra avanzò fino al girone finale, quello delle medaglie.

E se a Torino sbarcasse il grande hockey russo?
E se a Torino sbarcasse il grande hockey russo?

In una partita epica e dal grande contenuto simbolico (qui il link con gli highlights del match http://www.youtube.com/watch?v=qSkc6c35A4Q&feature=related), gli USA affrontarono la corazzata sovietica, soffrendo, rimontando ed andando infine a vincere per 4 a 3 nello sbigottimento generale e per il tripudio dei tifosi di casa. Gli Stati Uniti vinsero poi ancora con la Finlandia, andando a conquistare la medaglia d’oro olimpica, ma lo scontro contro gli eterni rivali russi rimarrà per sempre impresso nell’orgoglio nazionale a stelle e strisce.

A decenni di distanza, le cose sono molto cambiate sul piano politico, ma vi è ancora un campo in cui la rivalità rimane molto sentita. Parliamo dell’hockey, sport nazionale per entrambi i Paesi che detengono attualmente il monopolio dei migliori giocatori e, dunque, dei campionati dal tasso tecnico più elevato.

L’NHL, la National Hockey League, è da sempre il modello a cui le federazioni di tutto il mondo puntano. Da tempo i giocatori migliori di tutto il pianeta vengono scelti (draftati) dai talent scout delle 30 squadre nordamericane (Canada e USA) che si battono in 82 partite di regular season più playoff per sollevare la leggendaria Stanley Cup.

La Russia non poteva però essere da meno e, dopo numerosi tentativi di ingrandire il proprio campionato nazionale, nel 2008 venne fondata la KHL, Kontinental Hockey League, una lega sovranazionale che riunisce le migliori squadre russe, bielorusse, kazake e lettoni e che sta tentando, anno dopo anno, di “rubare” giocatori, visibilità, spettatori e sponsor alla più blasonata NHL americana.

Proprio nell’ottica di ingrandimento del bacino di utenza della KHL, nel giugno scorso è stato firmato un accordo epocale con la società hockeystica Milano Rossoblu.

Perché epocale?

E perché questo dovrebbe interessare ai lettori di Mole24, sito dedicato espressamente al territorio torinese e piemontese? Scusandomi per la lunga introduzione, che ho però ritenuto necessaria per inquadrare la notizia nella giusta prospettiva, ecco i motivi per cui questo accordo assume un’importanza strategica ed economica fondamentale anche per la nostra città

E se a Torino sbarcasse il grande hockey russo?

Il progetto KHL prevede che a partire dalla stagione 2012/’13 la società meneghina schieri due squadre differenti: una prima formazione che parteciperà al campionato italiano di serie A1 (attualmente il Milano gioca in serie A2 e sta combattendo per la promozione, requisito forse fondamentale per il buon esito dell’accordo) ed una seconda compagine che militerà in KHL e che dunque si confronterà con squadre di altissimo profilo e con un calendario durissimo.

Molti sono i dettagli ancora da definire, in primis la ricerca di fondi che, se per una parte paiono essere garantiti dalla stessa Federazione russa, dall’altra dovranno essere reperiti tra grandi sponsor privati italiani ed europei entro breve per permettere la pianificazione della prossima stagione.

Capite bene che si tratta di un progetto dalle opportunità enormi per tutto il movimento hockeystico nazionale ed un’occasione forse irripetibile per prendere spunto dai migliori al mondo in termini sia sportivi che a livello di business.

Veniamo ora a quello che potrebbe essere il discorso attinente alla città di Torino. Come già ricordato in precedenti articoli, questo sport non sta vivendo un momento felice all’ombra della Mole Antonelliana.

Pochi fondi da parte di istituzioni e privati, società che non riescono ad attirare il grande pubblico e miopia gestionale hanno condannato Torino a non avere una società che competa a livello professionistico. Ma il bacino di potenziali spettatori è enorme e la KHL lo sa.

Per questo motivo l’accordo con il Milano Rossoblu ipotizzerebbe (il condizionale rimane d’obbligo viste le molteplici tessere ancora da incastrare in questo puzzle) la possibilità di giocare le partite “casalinghe” non solo a Milano, ma anche in altre città italiane, allo scopo di promuovere il campionato di KHL e la pratica dell’hockey su ghiaccio a livello nazionale.

 

M.P.

 

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