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Il destino delle Molinette (e dei torinesi) è legato ad una caldaia vecchia 77 anni

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Ci sono luoghi, in una città, concepiti per non fermarsi mai nemmeno in condizioni di emergenza.

E’ il caso degli ospedali che devono essere sempre pronti a fare fronte alle avversità, dai blackout ai terremoti anche se in questo ultimo caso abbiamo visto a L’Aquila che così non è stato.

A Torino però è successo quello che non doveva succedere. Le Molinette, l’ospedale più grande della città, il più importante della Regione e uno dei più grandi in Italia è stato parzialmente chiuso a causa del gelo.

La settimana scorsa a causa delle temperature in picchiata e del gelo proveniente dalla Siberia la direzione sanitaria ha annunciato la chiusura di alcuni reparti dal 31 gennaio fino al 5 febbraio per timore che potesse verificarsi un blackout generale.

Colpa di una caldaia con 77 anni di servizio alle spalle e in riparazione più o meno da un decennio e delle temperature polari. La nuova caldaia entrerà in funzione soltanto ad aprile e fino ad allora toccherà sperare che regga quella che sta per andare in pensione.

Il destino delle Molinette (e dei torinesi) è legato ad una caldaia vecchia 77 anni
Il destino delle Molinette (e dei torinesi) è legato ad una caldaia vecchia 77 anni

Così, mentre l’assessorato regionale alla Sanità predicava calma alle Molinette venivano chiusi interi reparti e bloccati temporaneamente i ricoveri.

Per limitare i già pesanti danni sono stati chiusi quattro blocchi operatori – un quinto è stato bloccato parzialmente – il day surgery centralizzato, la sala operatoria del day hospital di urologia, l’emodinamica e sono state ridotte le attività alle radiologie, al centro prelievi e nell’area farmacia.

Un atto necessario per non portare alla paralisi il pronto soccorso o i blocchi operatori più importanti. Il piano di emergenza invece è stato predisposto al superamento della soglia dei -8 gradi, temperatura assolutamente possibile in questi giorni caratterizzati dalla perturbazione siberiana.

Il caso si è lasciato dietro, come era facile immaginare, uno strascico di polemiche ed ha fatto riemergere i troppi limiti del principale ospedale della città, spesso protagonista delle cronache cittadine per il degrado, la vetustà di certi reparti – il nucleo centrale del complesso ospedaliero risale al 1935 – e l’incuria che regnano sovrani. Anche il procuratore Raffaele Guariniello ha voluto vederci più chiaro inviando i Nas ad effettuare un’ispezione.

 

La Redazione di Mole 24

 

 

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