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L’industriale: il dramma dell’imprenditore ( e dell’uomo) girato a Torino

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A quasi quattro anni da I demoni di San Pietroburgo il regista Giuliano Montaldo torna nelle sale italiane con una storia intensa, gelidamente e magnificamente fotografata nella Torino contemporanea.

Questa volta i “diavoli” non portano il colbacco ma vestono giacca e cravatta, siedono all’interno di lussuosi uffici bancari e frequentano i salotti buoni dell’alta borghesia industriale e capitalista.Giuliano Montaldo dirige un monumentale Pierfrancesco Favino nel ruolo di Nicola, un imprenditore schiacciato dalla crisi economica tanto protagonista, oggi, su scala internazionale; sull’orlo del fallimento, professionale e privato, l’uomo è risucchiato nella spirale di un declino senza fine.

Ad un certo punto le cose sembrano aggiustarsi ma lui, l’industriale, ha ancora un segreto da nascondere

Nel lontano 1960, smessi i panni dell’attore, Giuliano Montaldo cominciava proprio qui a Torino, con il film Tiro al piccione, la sua carriera dietro la macchina da presa.

Regista poliedrico, progressista e innovatore, in cinquant’anni di cinema ha saputo realizzare toccanti documentari biografici e non, tratteggiare importanti epoche storiche, come nella sua personale trilogia del potere (Gott mit uns, Sacco e Vanzetti, Giordano Bruno), dirigere imponenti opere liriche negli anni ’80 e ‘90, dalla Turandot a La Boheme passando per L’Arlecchino di Venezia, quest’ultimo primo esperimento mondiale di riprese in alta definizione.

L'industriale: il dramma dell'imprenditore ( e dell'uomo) girato a Torino

 

Da sempre rivolto verso un cinema d’impegno civile, i protagonisti delle sue storie, anche di finzione, sono sempre in grado di infondere nello spettatore quello spirito di riflessione sulla società tanto caro all’autore, quella critica verso il particolare momento storico oggetto di rappresentazione e che, insieme, è anche semplice e incisivo sfondo della vicenda narrata.

Una personale missione cinematografica che si ritrova anche oggi nell’Industriale, ultimo lungometraggio di una regia ormai cinquantennale. Realizzato con il sostegno della Regione Piemonte e della Film Commission Torino Piemonte, il film, riconosciuto di Interesse Culturale dalla Direzione Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, nasce da un soggetto scritto in collaborazione con la moglie, Vera Pescarolo Montaldo, e dall’esigenza della coppia, affiatatissima anche al di fuori del set, di affrontare l’attualissimo tema della crisi economica.

Mentre l’alta finanza brucia, giornalmente, milioni di euro, i medi-piccoli imprenditori sono costretti a fare i conti con il sempre più imprevedibile rischio di fallimento: questa l’enorme contraddizione alla base della creazione del personaggio protagonista nel film, quel Nicola Ranieri, quarantenne industriale, proprietario della fabbrica ereditata dal padre.

Nella Torino che vive la grande crisi che attanaglia l’intero Paese, Nicola è pressato dai debiti, dai suoi stessi dipendenti e abbandonato dalle banche. Una parabola fallimentare che ben presto si proietta anche nella sfera privata: sua moglie Laura (una Carolina Crescentini alle prese con la prova della maturità) è sempre più distante, la sta perdendo.Se n’è accorto, e invece che aprirsi con lei decide, dubitando della sua fedeltà, di seguirla di nascosto.

Tutto precipita e Nicola tira fuori il peggio di sé. Orgoglioso e tenace, grazie ad un’idea geniale la sua vita sembra tornare sui binari giusti: l’azienda, il successo sociale, il matrimonio. Ma non è come sembra, Nicola deve ancora fare i conti con un segreto inconfessabile.

In una Torino svuotata dal traffico, praticamente deserta (per le strade solo manifestazioni al grido di Lavoro! Lavoro!), splendidamente fotografata da Arnaldo Catinari in un quasi-bianco e nero, si aggira un attore di razza, un fuoriclasse della recitazione: Pierfrancesco Favino è semplicemente gigantesco nell’interpretazione di Nicola, non c’è, ovviamente, Francesco Scianna che tenga.

Un’immersione totale nel personaggio (dai movimenti ai silenzi, al perfetto accento torinese) tant’è che Montaldo non può far altro che consegnargli le chiavi del film, un po’ come in passato gli era capitato di fare col grande Gian Maria Volonté.

L'industriale: il dramma dell'imprenditore ( e dell'uomo) girato a TorinoL'industriale: il dramma dell'imprenditore ( e dell'uomo) girato a Torino

Accompagnato dalle musiche originali di Andrea Morricone, figlio del maestro Ennio, il regista disegna un mondo sicuramente funzionale alla narrazione ma troppo distante dalla realtà che viviamo quotidianamente. Nonostante la crisi imperversi da tempo sulla fabbrica, infatti, il nostro protagonista-industriale continua a guidare macchine costose, mantenere il personale domestico, abitare ville impossibili per un imprenditore in difficoltà.

Una scelta parecchio artificiosa ma che in parte è giustificata dalla presenza della ricca famiglia di Laura, sintetizzata nella figura dell’odiosa suocera Beatrice.

Quello che appare azzeccato nell’opera è sicuramente la rappresentazione della difficile situazione in cui versa il mondo del lavoro, nonché la realtà dell’alta finanza priva di scrupoli, quindi la scelta del regista di mettere a nudo quei meccanismi bancari che prediligono “investire nei partiti, nel mondo del calcio” piuttosto che aiutare la gente che lavora, quella delle nuove idee creative e produttive.

Una critica forte nei confronti delle alte istituzioni finanziarie, degli uffici del potere che, pur risultando a tratti didascalica, mantiene la sua efficacia per tutto il film; solo nella parte centrale della pellicola, quando Montaldo sposta l’attenzione esclusivamente sulla dimensione privata dei due coniugi protagonisti, l’aspetto contenutistico perde lentamente d’intensità e rilevanza.

 

Quella stessa intensità che viene ampiamente recuperata negli istanti finali, in un epilogo tanto ambiguo quanto affascinante.
In buona sostanza…prendere visione, prego.

M.G.

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