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Palazzo Barolo, Palazzo Levaldigi e altre storie di fantasmi a Torino

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Torino, vertice del triangolo di ‘magia nera’ con San Francisco e Londra, e del triangolo di ‘magia bianca’ con Lione e Praga, città percorsa da due correnti energetiche opposte per lo scorrere della Dora (polarità femminile) e del Po (maschile) che nel sottosuolo darebbero origine a energie positive da un lato e negative dall’altro, non poteva che essere città di fantasmi e leggende metropolitane suggestive.
Si va dalle “presenze oscure” tramandate dalla tradizione popolare ai reali avvistamenti frutto probabilmente di suggestione.
La leggenda più conosciuta è senz’altro quella che riguarda Palazzo Barolo, in via delle Orfane 7, pieno centro.
Secondo la tradizione popolare, nelle notti di luna piena si aggirerebbe all’interno dell’edificio il fantasma della nobildonna Elena Matilde Provana di Druent, realmente esistita, figlia del conte Giacinto Antonio Ottavio e di Anna Costanza Doria. La donna era stata data in sposa, per volontà del padre, al cugino Gerolamo IV Gabriele Falletti, marchese di Castagnole.
Le nozze si sono celebrate nel 1695, ma il padre ben presto si è reso conto di non essere in grade di versare la dote a causa dei debiti accumulati con il gioco. Per questo ha richiamato la figlia, rinchiudendola nelle stanze del palazzo di via delle Orfane.
Costretta a lasciare marito e figli, impazzita a causa del crudele provvedimento del genitore, si è suicidata la mattina del 24 febbraio 1701 gettandosi da una finestra del primo piano. Si narra persino che dal momento stesso della separazione dell’anima dal corpo, lo spirito di Matilde abbia cominciato ad aggirarsi irrequieto ripercorrendo ossessivamente il cammino che conduce dall’atrio del palazzo alle sale del piano superiore, alla vana ricerca dei figli e dell’amato marito.

Palazzo Barolo, Palazzo Levaldigi e altre storie di fantasmi a Torino

Meno romantiche e più spaventose le dicerie intorno a Palazzo Levaldigi, dove c’è chi racconta di aver visto con i propri occhi i fantasmi di numerose dame e soldati che qui si darebbero ancora appuntamento nelle notti di luna piena.Tutta la suggestione ruota intorno al portone, in via Alfieri angolo via XX settembre, chiamato non a caso “portone del diavolo” per il suo aspetto inquietante: il battente bronzeo raffigura un Satana con tanto di corna e bocca spalancata dal cui interno fuoriescono due serpenti, nella colonna centrale appare invece uno strano mostro con artigli: tradizione vuole che i pesanti battenti siano stati collocati sui cardini di notte, di nascosto e all’insaputa di tutti.Attualmente il palazzo, chiamato a sua volta “Palazzo del diavolo”, ospita la sede della Banca Nazionale del Lavoro, ma si narra che al suo interno siano accaduti episodi spaventosi.

Nel 1790, nel bel mezzo di una festa, durante il ballo delle danzatrici, una ballerina di nome Emma Cochet (secondo altre fonti Vera Hertz) cade a terra pugnalata mortalmente. Non è mai stato trovata né l’arma né il colpevole.

Nel 1817, invece, in piena occupazione francese, il maggiore Melchiorre Du Perril entra nel palazzo maledetto e scompare. Vent’anni dopo, durante dei lavori, un paio di muratori rinvengono, tra due muretti laterali, il suo scheletro sepolto in piedi.
Le leggende sui fantasmi torinesi non risparmiano neppure Palazzo Madama, in piazza Castello.
Alcune tradizioni riportano infatti che un giorno all’anno compaia una figura femminile: probabilmente la prima Madama Reale, Cristina di Francia, che appare intenta ad accarezzare i muri di quel salone in cui aveva tanto ballato in vita.

Secondo altre fonti il Palazzo sarebbe invece abitato da due fantasmi: oltre a Cristina di Francia ci sarebbe un’altra presenza oscura avvistata più volte a metà dell’imponente scalone che conduce al primo piano. Altre presenze misteriose sono state segnalate all’inizio dell”800 nei sotterranei, dove un tempo c’erano le prigioni.

Palazzo Barolo, Palazzo Levaldigi e altre storie di fantasmi a Torino

Più curiosa la leggenda di corso Matteotti, che proprio leggenda non è.
Si tratterebbe infatti di una testimonianza reale della proprietaria di un’abitazione di una traversa del corso. Qui albergherebbe una presenza insolita: lo spettro di un uomo che è solito apparire, preceduto da un repentino calo della temperatura, sempre nella medesima stanza.
Indossa abiti ottocenteschi e fisicamente assomiglia a Camillo Benso conte di Cavour.
Secondo la proprietaria stessa, il fantasma assumerebbe un comportamento originale: quando lei si ritrova a dormire da sola, questa “presenza” si siede sul letto.
La casa è stata bombardata durante la Seconda Guerra mondiale: l’ipotesi che lo spettro possa trattarsi dell’anima inquieta di qualche vittima uccisa dalle bombe però è in contraddizione con l’abbigliamento del fantasma stesso.
Altri avvistamenti strani e suggestivi tra le mura della vecchia e ormai degradato costruzione di Abbadia di Stura: qui lo spettro del vecchio priore tornerebbe per celebrare la messa con i suoi confratelli quasi ogni notte.
Infine, non possono certo mancare le suggestioni intorno ai sotterranei della Cittadella, resi celebri dal sacrificio di Pietro Micca. Molti i soldati periti nel sottosuolo, e tanti anche gli avvistamenti di fantasmi da parte di visitatori e turisti.
Nel 1965, un’ostetrica in visita ai sotterranei aperti al pubblico del museo ‘Pietro Micca’, è svenuta in preda al panico per aver percepito la presenza di centinaia di morti che la attorniavano.
Più recentemente, nel 1987, alcuni turisti hanno affermato di aver visto soldati vestiti di verde e lo stesso Roberto Giacobbo, conduttore di Voyager, è stato testimone dell’apparizione di una figura vestita d’azzurro.
E ci sono poi gli edifici divenuti “maledetti” a causa della fantasia di registi di film horror. E’ il caso di Villa Scott, in corso Giovanni Lanza 57, collina torinese. Nel 1975 l’edificio è stato scelto come location delle riprese di “Profondo Rosso”, film diretto da Dario Argento, diventando la famosa “Villa del bambino urlante”.
Ai tempi delle riprese dimora di un convitto femminile gestito dalle suore, nella finzione del film la villa era situata presso le campagne nei dintorni di Roma. In realtà si trova proprio a Torino, ed oltre ad essere diventata meta di pellegrinaggio turistico, è rimasta con la spaventosa nomea di “Villa del bambino urlante”.
Riccardo Ghezzi
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