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Pillole di Torino: sipario aperto sulla prima capitale

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L’orchestra è pronta, gli strumenti sono accordati, le luci scemano fino a spegnersi, gli spettatori prendono posto.

Silenzio in sala; si apre il sipario di velluto rosso su Torino, l’opera può incominciare.

Pillole di Torino: sipario aperto sulla prima capitale

ATTO I

Scena I: il castrum romano, 58 a.C.

L’accampamento, tra la confluenza del Po e della Dora Riparia è al buio.

Solo qualche fuoco tra le tende dei legionari è acceso.

Un uomo con la corazza lucida come argento si aggira per il campo militare, salutando i suoi uomini. “Ave Cesare”, si sente rispondere.

Egli è il console Gaio Giulio Cesare, capo della spedizione che deve ostacolare il passaggio dei turbolenti Elvezi in Gallia Narbonese per ricacciarli fuori dai confini romani coi giavellotti e  a suon di daga. Con lui c’è la decima legione.

E’ l’alba di Julia Augusta Taurinorum.

 

Scena II: sui bastioni delle Porte Palatine, 312 d.C.

Sui camminamenti delle mura quel giorno c’è una gran folla.

Sono tutti accorsi per vedere i combattimenti tra le forze di Massenzio e quelle di Costantino per la successione del titolo di augusto.

Le mazze chiodate dei “costantiniani” fanno scempio dei cavalieri rivali che sono pigiati contro le mura cittadine ed invocano la salvezza.

Ma i torinesi, acclamando Costantino, sbarrano loro le porte, gustandosi il massacro.

 

Pillole di Torino: sipario aperto sulla prima capitale

ATTO II

Scena I: nei pressi della porta Segusina, 1255.

Tommaso II, reggente della contea di Savoia, è odiato dagli astigiani che bramano per toglierli il controllo della città.

Tra Torino e Moncalieri, nella battaglia di Montebruno, le truppe di Tommaso hanno la peggio e il nobile è costretto a rifugiarsi dentro le mura.

Non sa che il nemico si è annidato anche tra la gente.

La plebe, sobillata da preti improvvisati capi bastoni, si è fatta scalmanata.

Il conte e la sua scorta malconcia vengono circondati e quasi lapidati.

Inizia un governo di banchieri artigiani e un Tommaso II umiliato e incatenato costituisce parte del bottino.

 

 

Scena II: sul sagrato della Chiesa di San Giovanni, 1480.

E’ sera tarda e la banda del nobile italiano Antonio di Vignale attende nervosa gli sgherri di Louis de Miolans, aristocratico francese e acerrimo nemico dell’italiano.

Dal buio delle strade ecco uscire i gorilla del francese.

Le due fazioni di tagliagole si affrontano con pietre, bastoni e poi con pugnali e spade in uno scontro che insanguina la strada e scuote la notte con grida e bestemmie.

Gli uomini di Antonio hanno la peggio: sono costretti a barricarsi sul campanile della chiesa e cominciano a suonare a distesa la campana.

Dalle case dei borghi vicino accorrono energumeni armati che inseguono i teppisti francesi fino nella casa del Miolans dove sfondano le porte, devastano gli arredi e macellano cinque degli occupanti.

 

Pillole di Torino: sipario aperto sulla prima capitale

ATTO III

Scena I: nei cunicoli sotto la Cittadella, tra la notte tra il 29 e il 30 agosto 1706.

Sono i giorni dell’assedio francese alla città. Nell’oscurità delle gallerie un commando nemico s’infiltra nelle posizioni sabaude.

Alcune sentinelle piemontesi vengono sopraffate e cadono con la gola tagliata.

I francesi ora tentano di buttare giù una porta che conduce all’interno della Cittadella.

Mentre i cardini stanno per cedere e le urla minacciose dei fanti del Re Sole si fanno vicine, il soldato della compagnia minatori Pietro Micca, detto passepartout, accende la miccia corta del barilotto da venti chili di polvere da sparo. Grida al compagno di darsela a gambe e tentando di mettersi al riparo ci rimette le penne nel gran botto che dilania i francesi e mette in salvo Torino.

 

Pillole di Torino: sipario aperto sulla prima capitale

Scena II: Piazza Castello, 21 settembre 1864.

Truppe del Regno, presidiano strade e piazze del centro della capitale che smetterà di esser tale nei prossimi mesi.

Sono soldati che vengono da altre zone della Penisola, non capiscono gli slogan in piemontese che la gente, riunitasi spontaneamente in una manifestazione di protesta contro il trasferimento istituzionale a Firenze, sta scandendo.

Gli ufficiali danno l’ordine di disperdere la folla con le baionette.

Nel frattempo, altri manifestanti, armati di tricolore, tentano di raggiungere la piazza da Via Roma.

Gli Allievi Carabinieri bloccano loro l’accesso a fucilate.

E’ una strage orrenda e vergognosa.

 Pillole di Torino: sipario aperto sulla prima capitale

ATTO IV

Scena I: Piazza Benito Mussolini (ora piazza CLN), gennaio 1945.

Una berlina scura con targa tedesca s’accosta ai portici della piazza deserta e gelida.

Nella nebbia invernale due uomini con sinistri cappotti di pelle nera sorreggono un altro individuo ammanettato e con lo sguardo basso.

Tra i sacchi di terra e il filo spinato, un giovane soldato delle SS si mette sull’attenti di fronte ai due agenti nazisti con il prigioniero.

I tre entrano nella pensione “Nazionale”, sede del controspionaggio della Gestapo in Piemonte, l’anticamera dell’inferno, un luogo dove chi entra non sa se uscirà.

 

Pillole di Torino: sipario aperto sulla prima capitale

Scena II: vie del centro, una notte di febbraio 2006.

I torinesi escono di casa e abbracciano la notte. E’ la festa della città che con orgoglio dice al mondo di essere viva, grande e bella.

I XX Giochi olimpici invernali sono la vetrina ideale per un rilancio d’immagine della metropoli, stufa di essere considerata ingiustamente grigia e depressa.

Fiumi di cittadini si mescolano a rappresentanti  dei popoli di mezzo mondo in una veglia festosa, ebbra, calda.

E’ la notte bianca di Torino.

Federico Mosso

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