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L’hockey a Torino e dintorni

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Prendendo spunto da qualche viaggiatore nordamericano in trasferta, l’hockey su ghiaccio sbarca in Italia nel 1911 e precisamente a Torino, con la costituzione della prima società sportiva, il Circolo Pattinatori del Valentino.
Di lì a qualche anno, come molte altre buone iniziative nate all’ombra della Mole Antonelliana, l’hockey su ghiaccio si sposterà verso Est, prima a Milano e poi definitivamente verso il Trentino ed il Veneto, lasciando ai piemontesi un po’ di amaro in bocca ed un ruolo da comprimari per gli anni a seguire.
Mentre il neo-nato (1924-’25) campionato italiano, pur vedendo la partecipazione dei Pattinatori torinesi, diventerà terra di conquista per le formazioni milanesi prima, bolzanine e cortinesi poi, nel capoluogo piemontese l’hockey su ghiaccio rimane un passatempo di pochi e va incontro ad anni di anonimato e mancanza di fondi.
Con il passare degli anni proprio la cronica assenza di sponsor di rilievo mina la credibilità e la competitività delle squadre torinesi che, pur sfornando ottimi giovani e promettenti talenti, si vedono surclassare dalle società lombarde (Milano, Varese, Como) o da piccoli comuni Bolzano, Cortina, Asiago,…) che nell’hockey investono tanto e bene.
L'hockey a Torino e dintorni
L’hockey a Torino e dintorni
Invece la Torino hockeistica rimase allora e rimane ancora oggi schiacciata dai tentacoli dell’onnipresente e ormai irrinunciabile movimento calcistico che, famelico, divora gli investimenti sportivi pubblici e privati a disposizione (si pensi al basket, alla pallavolo e tanti altri sport cosiddetti “minori”).

Ritornando all’hockey giocato, a partire dagli anni ’50 emerge in città una società, l’Hockey Club Torino Bulls che, insieme ai cugini dell’ Hockey Club Draghi, manterrà a lungo vivo l’interesse per questo sport e, anche se in continuo saliscendi tra serie A e serie B, formerà molti giocatori di livello.

Le accorte dirigenze delle due squadre riusciranno a trovare finanziamenti importanti da prestigiose aziende locali (Fiat in primis, poi Centrale del Latte, La Stampa, ecc.) per l’acquisto delle onerose attrezzature da gioco, l’affitto della pista ed in generale la gestione di una squadra senior e delle giovanili.

Sul ghiaccio i giocatori daranno, invece, vita ad accesissime stracittadine fino alla fine degli anni ’90 quando gli sponsor iniziarono a venire meno e, prima i Draghi, poi il Torino (dopo alcuni ultimi anni in serie A e A2) fallirono e vennero rimpiazzate da nuove società quali All-Stars Piemonte (fino alla stagione 2008-’09) e Real Torino (attualmente unica società torinese con squadre senior iscritte a campionati nazionali).

L'hockey a Torino e dintorni
L’hockey a Torino e dintorni

Gli All-Stars Piemonte riportarono l’hockey di alto livello nella nostra città combattendo fino alle semifinali playoff del 2007-’08 contro un’altra squadra piemontesissima quale la Valpellice, società che a partire dagli anni ’50 si ritaglia un ruolo di primo piano nell’hockey che conta prima piemontese e poi italiano (tanta serie B con anche due titoli vinti, ma anche serie A e alcuni giocatori che diventeranno la spina dorsale della nostra Nazionale) e che animerà la rivalità Torino-Torre Pellice fino ai giorni nostri.

Il momento attuale non sorride all’hockey sabaudo e piemontese: il Real TORINO, come detto, unica società di vertice superstite in città, quest’anno non si è iscritto alla serie A2 dopo alcuni anni di permanenza nella serie cadetta ed ha invece confermato il team maschile di serie D (vice campione d’Italia l’anno scorso), la serie A femminile e le numerose formazioni giovanili.

Alcune società amatoriali hanno chiuso i battenti (HC Giugoma, Bounty Stick) e altre non sono ancora riuscite a spiccare il volo (la neonata Torino Bulls HC), mentre il Pinerolo rimane in serie D e la Valpe, tuttora fiore all’occhiello dell’hockey del nord-ovest, nonostante investimenti importanti, giace sul fondo della classifica di A1.

La speranza di tutti, giocatori, società e semplici appassionati, è che le cose migliorino per uno sport coinvolgente, veloce, entusiasmante e capace di regalare momenti di pura adrenalina a grandi e piccini; la grandissima occasione di rilancio offerta dalle Giochi Olimpici del 2006 non è stata sfruttata a dovere e, per colpa di egoismi, miopia e vincoli burocratici, l’hockey da noi (a Torino, ma in generale in tutta Italia) rimane imbrigliato in una dimensione da sport “minore” senza lo sbocco che meriterebbe verso il grande pubblico.

L’NHL (il campionato nordamericano che raccoglie tutti i migliori giocatori al mondo) e la KHL (la maggiore lega russa ed est-europea) rimangono gli obiettivi a cui mirare per spettacolarità, contenuti tecnici e diffusione sui media, ma rimanendo coi piedi per terra, basterebbe forse un pizzico di fiducia e volontà in più da parte sia delle istituzioni, sia di possibili investitori privati per dare nuovo impulso alla crescita di tutto il movimento.
Buon Hockey a tutti!

Marco Parella

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