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Un anno alla fine del mondo (istruzioni per l’uso)

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Mettetevi l’anima in pace, è scritto. Lo hanno detto i Maya, i Sikh, un pochetto forse pure gli scintoisti e già che passavano di lì pure i vegani (che non sono una setta, ma forse sì: io di base non mi fido di chi non mangia hamburger).

È scritto nei papiri, nelle stelle, Nostradamus non se l’è fatto mancare. E neppure i testi di Qumran, li ha occultati la Cia ma lo si dice pure lì, garantisce Mole 24.

E anche John Lennon: se ascolti Rubber Soul al contrario lo si capisce chiaro chiaro, dopo la quarta traccia (la quinta no, è la formazione dell’Inter del Triplete). Ah, per la cronaca: il quarto segreto di Fatima non era l’ultimo.

L’ultimo segreto era il quinto, talmente segreto da rimanere segreto, ed anche lui non lasciava scampo: “Mancano 365 giorni alla fine del mondo. Ciau belli” (la Madonna di tanto in tanto chiude l’ultima vocale, e i trascrittori sono fedelissimi, in tutti i sensi).

Un anno alla fine del mondo (istruzioni per l'uso)

Si, va bene, è deciso: tra un anno spariamo dalla geografia dell’universo. Può andare. Ma come? Cioè, cosa ci capita? Un meteorite? Di nuovo? Ma scusa, ma qui non vale la regola del “Ne bis in idem”?

Quello se lo son già cuccato quei simpaticoni dei brontosauri. Oppure: maremoti a gogò, roba che Un mercoledì da leoni è una situazione da verginelle. O i vulcani? Oppure, come capita ogni tanto in Irlanda, le dorifore tornano fuori cattive fino all’osso e prendono possesso del mondo.

Ci aspettano cose inenarrabili: pioggia di fuoco dal cielo, glaciazioni in Brasile, il Brescello Campione d’Italia, Chiambretti diventa simpatico… Non so se il pianeta è pronto.

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Ma la specie umana brilla per due caratteristiche: la capacità di lamentarsi a prescindere e la cocciutaggine nel tentare di sopravvivere comunque. Suggerimenti spiccioli: la carne in scatola dura circa due anni. Non sarà da gourmand nel 2014, e ci lamenteremo (tac!). Ma saremo vivi.

Poi: una batteria da macchina in cantina, non si sa mai. Poco importa che non si sappia montare nemmeno un circuito chiuso, magari sopravvive un ingegnere nucleare e lui ripartirà da lì. Le sementi: mettiamo che esplodano una dozzina di centrali atomiche (a quel punto, l’ingegnere nucleare di cui sopra prima di fargli montare la batteria lo dovete malmenare, a mo’ di capro espiatorio).

Dicevamo: qui e là sulla Terra succede una sorta di Chernobyl-revival, e voi mica volete mangiare delle zucchine al neon? Coi vostri semini avrete da piantare qualcosa, che dovrebbe venire su di un colore non fluorescente e quindi non eccessivamente cancerogeno.

Un anno alla fine del mondo (istruzioni per l'uso)

Infine, last but not least: abusate dei programmi di sopravvivenza su Discovery Channel. L’inglese che mangia blatte, i due americani che ammazzano coccodrilli a mani nude, il maritino e la mogliettina che vengono sbattuti nelle lande più desolate del pianeta. Davvero, abusatene: usate la scusa del 21 dicembre 2012 con vostra madre, con la vostra ragazza, con vostra moglie.

Se siete donne, fateveli piacere: se si sopravvive, saper arredare un cottage nella brughiera gallese – come insegnano i meravigliosi documentari che vi sciroppate – sarà utile come tentare di leccarsi un gomito (e produttivo nella stessa maniera).

Comunque, questi programmi, dovete guardarli: insegnano le tecniche di sopravvivenza di base, e potrebbero tornarvi utili. Se scampate al meteorite, ai vulcani, alla glaciazione, allo tsunami, a Chiambretti, vuol dire che siete molto fortunati, e molto robusti. Soprattutto, vuol dire che il destino della razza umana è in mano vostra.

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E dunque, vi potreste trovare in situazioni difficili.Guardando questi format si impara a mangiare ogni cosa capiti a tiro, a lottare con un serpente a sonagli, a scalare una parete a mani nude, a lanciarsi nel vuoto con funi improvvisate. Tutte cose che voi, nel bisogno, tenterete di replicare.

E visto che non ci riuscirete, ci rimarrete secchi come dei pomodori su un pergolato ad agosto. Questo sarà un gran bene, perché la razza umana si purificherà di tutti quegli esseri umani convinti di saper fare una cosa perché l’han vista fare in televisione, e Darwin nell’aldilà si fumerà un sigaro Hoyo de Monterrey dalla contentezza.

Intanto, mentre noi ci dimeniamo in questi quadretti impressionisti, il countdown è cominciato. Prendétela così: si sente sempre in giro la frase “vivi come se questo fosse il tuo ultimo giorno di vita”.

È una roba molto freak, molto new age, banale come poche altre cose al mondo e irrealizzabile come troppe. Però, magari, per una volta si può chiudere un occhio, e utilizzare lo spazio tra il 21 dicembre 2011 e il 21 dicembre 2012 per togliersi qualche sfizio. Bere quel cocktail, vedere Lisbona, affittare un Ferrari per una sera, farsi un currywurst e finalmente baciare Francesca (o rischiare un ceffone mentre si tenta di farlo). Sarebbe un bel modo per tramutare una isterica superstizione in quello che gli psicologi chiamano “processo motivazionale”. Ci state?

Tra 12 mesi, ci ritroviamo qui sopra e ci raccontiamo quel che abbiamo combinato. Ci vediamo tra un anno (forse).

Umberto Mangiardi

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