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Intervista a Pietro Ragionieri, direttore della Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte

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La Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte affonda le sue radici all’interno del Teatro Stabile di Torino, che per anni ha svolto al proprio interno un’attività produttiva con l’intento di diffondere la cultura teatrale a livello nazionale – e non solo – dando particolare visibilità alle produzioni locali e, dunque, agli artisti che si esprimono e operano nel territorio regionale.

Da alcuni anni la Fondazione si è costituita come istituzione regionale (non a fini di lucro), senza la partecipazione dello Stabile cittadino, assumendosi però le funzioni e i compiti di un teatro stabile, che acquista prodotti culturali e lo promuove sul territorio, organizzando la programmazione teatrale in accordo coi comuni che ne fanno richiesta.

Il presidente della Fondazione, Pietro Ragionieri, intervistato da Mole24, parla a tutto campo dell’attività di questo organismo.

«I comuni ci chiedono una consulenza sul piano culturale. Un comune che, oltre alle proprie numerose competenze, gestisce anche un teatro, difficilmente può programmare una stagione teatrale, se non conosce gli allestimenti prodotti in Piemonte (e in Italia). Noi ogni anno prepariamo una raccolta di compagnie piemontesi (prevalentemente giovani), che poi sottoponiamo ai comuni che lo desiderano. Le scelte finali circa gli spettacoli che andranno a comporre i vari cartelloni spettano a loro», esordisce Ragionieri.

Intervista a Pietro Ragionieri, direttore della Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte

 E per quanto riguarda, invece le “ospitalità”, ovvero spettacoli in distribuzione nazionale, in che modo agisce la Fondazione?

«In accordo con le scelte compiute dai comuni, la Fondazione si prende carico dell’onere della contrattazione con le compagnie e dei rapporti con la SIAE. La suddivisione delle spese è definita in due terzi a carico dei comuni e un terzo a carico del Circuito. Il vantaggio per i comuni sta nel fatto che la Fondazione si assume il cosiddetto “rischio di impresa”, anticipando immediatamente l’intero budget. In un momento difficile come questo, si tratta di un notevole aiuto per le compagnie».

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Le collaborazioni instaurate con le giovani compagnie sia in campo teatrale, ma anche nel settore coreutico rappresentano un aspetto importante dell’attività della Fondazione.

«Siamo molto interessati a fare incontrare i giovani delle compagnie con il mondo della scuola. In Italia esiste il teatro per il pubblico generico e il teatro per i ragazzi: nessuno si è mai preoccupato seriamente della fascia di pubblico compresa tra la terza media e gli studenti universitari».

Intervista a Pietro Ragionieri, direttore della Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte

 L’attenzione per i giovani, dunque, come modello da trasmettere alle pubbliche amministrazioni riguardo alle scelte in campo artistico-culturale…

« Gli attori, soprattutto i giovani, hanno bisogno di essere conosciuti, e la Fondazione cerca di dare visibilità nel miglior modo possibile alle compagnie che dimostrino di possedere un potenziale di affermazione specifico E’ comunque necessaria una selezione alla base, per riuscire a mantenere un livello elevato di qualità delle proposte artistiche. Le faccio un esempio: recentemente, una compagnia di Casale Monferrato (Bluscint) ha provato per un mese il proprio spettacolo nel Teatro Cantoregi, messo a disposizione della Fondazione dal Comune di Carignano. Questi ragazzi, con un contributo economico minimo da parte del Circuito, sono comunque riusciti a presentare il loro lavoro presso il festival teatrale di Edimburgo, riscuotendo un ottimo consenso. Quest’anno sono entrati nella stagione teatrale del loro paese. Ecco il nostro sogno: aiutare le compagnie giovani del territorio a presentarsi sui migliori palcoscenici e continuare a seguirli, senza che si venga a creare un tipo di rapporto simile a quello instaurato tanti anni fa a favore di alcuni compagnie che ancora oggi continuano a beneficiare di contributi, pur avendo una produzione ricchissima che spesso comunque non supera gli orizzonti locali».

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 Sono tante le compagnie che non riescono a trovare spazio nel territorio dove nascono e operano?

<Ci sono compagnie valide, ma sono tutte concentrate sul territorio torinese. Questo fenomeno della città usufrisce all’80% dei fondi disponibili per le iniziative culturali rappresenta un’anomalia. Le faccio un esempio: recentemente, una compagnia di Casale Monferrato (Bluscint) ha provato per un mese il proprio spettacolo nel Teatro Cantoregi, messo a disposizione della Fondazione dal Comune di Carignano. Questi ragazzi, con un contributo economico minimo da parte del Circuito, sono comunque riusciti, con le proprie forze, a presentarsi al festival teatrale di Edimburgo, riscuotendo un ottimo consenso. Quest’anno sono entrati nella stagione teatrale del loro paese. Ecco il nostro sogno: aiutare le compagnie giovani del territorio a presentarsi sui migliori palcoscenici e continuare a seguirli, senza che si venga a creare un tipo di rapporto simile a quello instaurato tanti anni fa a favore di alcuni compagnie che ancora oggi continuano a beneficiare di contributi, pur avendo una produzione ricchissima che spesso comunque non supera gli orizzonti locali>.

 

Roberto Mazzone

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