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Torino, chiesa Sacro Cuore di Maria: i fedeli contro il parroco

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Parrocchiani contro parroco, il gregge si ribella al pastore. Accade al Sacro Cuore di Maria, splendido capolavoro eclettico dell’architetto Carlo Ceppi, risalente al 1897 e calato nel bel mezzo del quartiere di San Salvario.

E la querelle nasce proprio dall’esigenza di tutelare quel capolavoro cui gli abitanti del borgo sono così affezionati.

Una chiesa sopravvissuta alla furia della guerra ma che rischia di non sopravvivere alle tentazioni da “archistar” che sembrano aver solleticato la fantasia della comunità monastica che gestisce la parrocchia.

Tutto è iniziato dalla rimozione della balaustra decisa, a sentire il parroco, per spezzare la separazione tra prete e fedeli attuando così quelli che sono i dettami del Concilio Vaticano II, peraltro con quasi mezzo secolo di ritardo.

Eppure la rimozione della balaustra è sembrata niente ai parrocchiani quando hanno scoperto il resto del progetto, questo sì davvero sconvolgente e forse pure un po’ kitsch.

Torino, chiesa Sacro Cuore di Maria: i fedeli contro il parroco

Premettiamo che la chiesa risale alla fine dell’Ottocento, è uno splendido esempio di eclettismo con richiami neogotici e che i fedeli vorrebbero preservare a tutti i costi queste peculiarità. Non sono dello stesso avviso i monaci apostolici diocesani che difendono il progetto.

Un progetto che prevede la posa di un altare costituito da un parallelepipedo di marmo bianco, la sostituzione dell’ambone – il leggio da cui vengono letti i passi del Vangelo – con una tribuna elevata anch’essa di marmo bianco e una croce nuda di metallo dorato che dovrebbe sovrastare l’altare.

Per comprendere che un algido marmo bianco striderebbe con gli interni in pietra verde della chiesa non occorre chiamarsi Fuksas o Piano ed è per questo che i fedeli sono subito saliti sulle barricate. Poi c’è il lato economico, perché spendere tutti quei soldi (e chiederli anche ai fedeli stessi) in un momento di crisi in cui anche i messaggi simbolici sono importanti si chiedono i fedeli.

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In attesa di nuovi sviluppi la vicenda si consuma tra lettere ed appelli alla Sovrintendenza e alla Curia. Forse, senza voler essere blasfemi, non guasterebbe un Gesù come quello di Don Camillo che parlando dalla croce avrebbe potuto giudicare il progetto e dissipare ogni dubbio.

 

Marco Gallo

 

 

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