Home Cronaca di Torino Simone Pepe: Cigno o brutto anatroccolo?

Simone Pepe: Cigno o brutto anatroccolo?

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La nuova Juventus targata Antonio Conte ha un nucleo base di giocatori dal quale  non si  può prescindere. Uno di questi giocatori, a dir poco determinanti in questo inizio di stagione, è senza dubbio Simone Pepe,: titolare inamovibile nello scacchiere del tecnico salentino e convocato dopo diversi mesi di assenza dall’Italia di Prandelli.

La storia calcistica di Pepe è particolare, contraddistinta da un continuo saliscendi di rendimento e di considerazione da parte degli addetti ai lavori. Cresciuto nelle giovanili della Roma, da molti Pepe è considerato un predestinato con un futuro da campione, testimoniato anche dalla presenza fissa in tutte le nazionali di categoria, dalla Under 17 alla Under 21. Dopo due stagioni in prestito nelle serie minori,la Romalo scarica e il cigno diventa brutto anatroccolo, sballottato per altri due anni in serie B. Vinto il campionato cadetto, Pepe si ritrova nella massima serie con il Palermo ma la considerazione nei suoi confronti non è ai massimi livelli, così da costringerlo a cambiare aria. Viene acquistato dall’Udinese e l’aria del Friuli e soprattutto la presenza di Pasquale Marino fanno i miracoli: Pepe ritorna cigno, disputa tre stagioni straordinarie che gli permettono di entrare nel giro della nazionale in pianta stabile, tanto da disputare da titolare tutte e tre le partite del mondiale 2010. Arrivala Juventus, che lo acquista per 10 milioni di euro e gli dà la possibilità di una svolta significativa nella sua carriera, ed ecco che inspiegabilmente il cigno sembra tornare nuovamente brutto anatroccolo.

La stagione 2010/2011 è un disastro su tutta la linea, Pepe naufraga con tutta la squadra fornendo prestazioni scadenti in serie, frastornato dalla confusione di Del Neri che lo schiera per metà anno terzino destro, ruolo inadatto alle sue caratteristiche. Pepe è sul mercato ma, è risaputo, il calcio è strano e alla Juventus arriva Antonio Conte che lo rivaluta esaltandone le caratteristiche nel suo calcio fatto di polmoni e sacrificio. In tutto ciò, proprio nell’anno degli Europei, l’Italia perde uno dopo l’altro Cassano e Rossi, costringendo il CT Prandelli a un probabile cambio di modulo, abbandonando il 4-3-1-2 nel quale gli esterni non erano previsti, per passare a un 4-3-3 del quale invece gli esterni sono parte fondante. Ed ecco in questo nuovo quadro la riconvocazione di Simone Pepe.

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Sarà la consacrazione definitiva del brutto anatroccolo che cerca di tornare cigno?

 

Francesco Cravetto

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