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Togliete Amauri !

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Amauri scudetto juve
Amauri scudetto juve

Gli Juventus Store in città sono tre: il primo, storico, in via Garibaldi angolo via XX settembre. L’ultimo nato, invece, è stato inaugurato poche settimane fa all’interno del centro commerciale nelle adiacenze dello JUVENTUS STADIUM, enorme e fornitissimo, come si conviene alla nouvelle vague bianconera che cerca di ricostruire i fasti del passato.

Il secondo invece fu strategico: costruito all’interno di 8 Gallery, che per chi non lo sapesse è la galleria commerciale sorta sulle ceneri della prima grande fabbrica di casa Fiat, il Lingotto.

L’8 Gallery è un enorme salone studiato, programmato ed allestito in funzione dello struscio: negozi di abbigliamento trendy, un cinema smisurato, ristoranti, sale giochi, bar. Centinaia di ragazzi ci transitano tutti i giorni, per non parlare delle migliaia durante il fine settimana: vuoi che uno su dieci non faccia un giro allo Juve Store, e che uno su cento non compri una camiseta blancanegra?

E infatti, lo Juventus Store troneggia nel bel mezzo dei padiglioni, a fare incetta di giovani (e meno giovani) tifosi bramosi di indossare la maglia del proprio idolo, che sia zebrata o rosa shocking.

Per accoglierli e accattivarli sono stati scomodati i migliori esperti di marketing. Nulla è lasciato al caso: le grucce, i maglioni, le sciarpe, gli autografi, i palloni. Le fotografie.

No, forse le fotografie no. Non tanto i quadretti di coppe alzate e festeggiamenti vari: quelli a qualunque juventino van sempre bene. Si parla di una gigantografia, quella di un campione che ha bussato ai cuori bianconeri ma che non è riuscito ad entrarvi.

Carvalho de Oliveira Amauri tutti lo ricordano per un gol subito dalla (più che “segnato per la”) Vecchia Signora, un tracciante dalla trequarti ad uccellare Gigione Buffon, leggermente fuori dai pali. Il brasiliano era in maglia rosa, ma giocava a Palermo. Quel gol convinse la sciagurata triade Cobolli Gigli-Secco-Blanc a staccare l’assegno al signor Emmezeta, per i contemporanei Maurizio Zamparini. Il quale proclamò: “Spedisco a Torino un fuoriclasse”. L’avesse mai detto.

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Quattro mesi di fiamme, tre anni di cenere: la doppietta al Milan è l’ultimo vero crepitio prima di un lento spegnersi, di un continuo scivolare ai margini della formazione bianconera. Oltre alle pesanti perplessità tecniche e caratteriali che suscita il ragazzo (in tre anni, la butta dentro dieci volte in 56 match: decisamente poco, per un centravanti), i tifosi non gli perdonano due cose: i chiacchiericci di furenti liti spaccaspogliatoio (sempre smentite, sia le liti sia le pruriginose cause delle stesse: e non ci addentriamo in particolari), ma soprattutto l’indolenza con cui il buon Amauri ha dimostrato di (non) tenere ai destini della squadra. Il tutto, corredato dallo stridente contrasto della sua maglia numero 11: una maglia che alla Juventus è sempre uscita dal campo madida di sudore. Non importa che il numero 11 fosse indossato da un bomber come Bettega o da un onesto incursore come Padovano, o da una furia come Nedved: la maglietta numero 11 alla Juve a fine partita era da strizzare.

Il corricchiare di Amauri, il suo essere lontano dal gol e il pessimo ambiente creatosi attorno alla squadra negli ultimi due anni han combinato il patatrac. Nessuno oramai lo vuole più vedere, si allena in disparte per ordine della società e si tenta di sbolognarlo a chiunque, dall’Olympique Marseille alla più scalcagnata squadra turca capace di pagargli il suo (lauto) ingaggio. I tifosi lo han contestato in ritiro, maltrattato nei forum e potessero gliene direbbero di tutti i colori.

Sicuramente, la gigantografia allo Juve Store non li mette di buon animo, non li ringalluzzisce e in definitiva non li invoglia a comperare.

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Insomma, amici dirigenti della Juventus, i casi sono due: o i vostri maghi del marketing hanno pesantemente toppato, oppure sono dei tali geni che sfruttano il risentimento per un giocatore al capolinea dell’avventura bianconera per fomentare l’affetto verso i nuovi eroi, ammiccando “Ehi amico, guarda che i nuovi mica son della pasta di questo qui”.

Cervellotica, quest’ultima interpretazione. Nel dubbio, con un cacciavite e una scala qualunque cosa si può rimuovere: si potrebbe indire una lotteria per scegliere il tifoso cui destinare l’onere e l’onore di spazzare via la gigantografia di Amauri dall’8 Gallery. Sarebbe un successone!

 

UmbertoMangiardi@mole24.it

 

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