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Emergenza idrogeologica: Torino non fa eccezione

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Quanto sta accadendo a Genova, che prima ha colpito la riviera di Levante e potrebbe interessare anche il territorio piemontese impone una riflessione sulla situazione idrogeologica italiana.

Il dissesto idrogeologico è una piaga che investe tutta l’Italia, penisola solcata da grandi fiumi, dai loro affluenti, da una miriade di torrenti, rivi e corsi d’acqua secondari e morfologicamente caratterizzata dalla presenza di montagne e colline.

Una spada di Damocle che pende sulla testa del paese e dei suoi abitanti da sempre e che ha assunto negli ultimi anni proporzioni spesso drammatiche. E’ facile contare i morti, recitare il de profundis, dire che non era prevedibile, che la furia degli elementi non può essere contenuta, istruire processi ai funzionari che poi finiscono nel nulla e lasciano tutto così com’è. Non si può impedire alla pioggia o alla neve di cadere e ai fiumi di ingrossarsi, le piene e le esondazioni sono una costante che attraversa la storia dei secoli e dell’umanità tanto da essere entrate nell’iconografia e nelle credenze religiose. Certo se ne possono contenere gli effetti, ridurne le conseguenze disastrose e ancora prima prevederne la portata ed adoperarsi per limitare i danni.

Non siamo più ai tempi in cui le previsioni sbagliate erano diventate un divertente luogo comune, oggi gli strumenti meteorologici sfiorano quasi la perfezione e hanno margini di errore trascurabili. Il nubifragio che ha paralizzato Roma per un giorno e quello che ha seminato morte e distruzione venerdì a Genova erano previsti da tempo. Eppure i bambini sono andati a scuola lo stesso, due di loro sono morti. Gli uffici, i negozi, le stazioni sono rimasti aperti e la macchina dei soccorsi non ha nemmeno fatto in tempo a mettersi in moto che era già troppo tardi.

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Non era prevedibile ha detto qualcuno attirandosi giustamente insulti e accuse. Lo stesso potrebbe accadere a Torino e in altre città del Piemonte dove l’incubo dell’alluvione del 1994 non è mai stato cancellato. Un remake di quel tragico autunno non è da sottovalutare perché le stime e i millimetri di pioggia che potrebbero cadere sono gli stessi di allora.

Il dissesto idrogeologico, le piene, le esondazioni sono davvero così difficili da prevedere ed i loro effetti così difficili da contenere come si dice per un paese evoluto? Oppure, come troppo spesso accade in Italia, si sottovalutano i rischi?

Torino non fa certo eccezione. Diverse porzioni della collina torinese sono a rischio dissesto, le frane si verificano anche a seguito di piogge di un giorno.

I rivi collinari vengono usati come discarica e nessuno si occupa della pulizia periodica degli alvei. Bastano piogge intense come in questi giorni e i piccoli rivi si trasformano in torrenti che riversano sulle strade enormi volumi d’acqua. Da anni si invoca un piano di pulizia di questi corsi d’acqua e solo quest’anno si è arrivati all’approvazione di un progetto che non interessa nemmeno tutti i rivi. Costo dell’opera appena 300mila euro.

Il Po, la Dorae gli altri grandi fiumi non vengono dragati da molti anni ad eccezione di alcuni episodici interventi per eliminare le secche e i banchi di detriti.

Troppa burocrazia per intervenire e costi ritenuti troppo alti. Del fiume si occupa una miriade di organismi, dal magistrato del Po al parco fluviale. Addirittura all’interno del Comune esistono suddivisioni per lo stesso ambito d’intervento. La salvaguardia del fiume e dell’habitat è a carico delle province, dove finisce un tratto di fiume inizia quello di competenza degli altri e spesso coordinarsi richiede tempo e troppa burocrazia.

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Guardando soltanto al di là delle Alpi, in Francia, esiste un’unica autorità nazionale che si occupa dei fiumi e dei corsi d’acqua. In Italia le lottizzazioni per assegnare poltrone a qualche amico o sostenitore politico colpiscono ovunque.

E veniamo alla collina. Gli abusi edilizi del passato, quelli attuali non sempre intercettati in tempo e magari salvati da qualche provvidenziale condono continuano a flagellare la collina.

 

Andrearosso@mole24.it

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