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Musicoterapia: intervista a Danilo Saccottelli

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Danilo Saccottelli, musicista, scrittore e musico-terapista piemontese che dal 2000 lavoro nell’ambito della disabilità, musicoterapia e formazione sulla comunicazione e relazione.

La sua formazione ha base nella scuola APIM di Genova di Gerardo Manarolo, dove subisce influenze dallo stesso Manarolo, Cerlati Paolo e Scardovelli.

Danilo si occupa inoltre di comunicazione aumentativa tramite la musicoterapia e sta promuovendo il suo primo romanzo “Che casino questo silenzio” edito dalla Firenze libri Maremmi editori.

 “La mia anima è una misteriosa orchestra; non so quali strumenti suoni o strida dentro di me: corde e arpe, timballi e tamburi. Mi conosco come una sinfonia.” E’ una citazione che conosci bene: raccontaci della musica e dell’anima!

< “Il libro dell’inquietudine” di Pessoa, oltre ad essere una piccola e semplice meraviglia letteraria racchiude questa frase che calza a pennello con l’esplosione sinestetica che evoca il suono, la musica e le sue diramazioni nei nostri sensi.

Ti posso parlare della mia anima che se pur sempre sconosciuta, ha nel suono un suo strumento di comunicazione primario e un’identità che mi ha permesso di interagire meglio col mondo esterno, con le mie sensazioni e con linguaggi anche sconosciuti e per pregiudizio ignorati>.

 Quindi la musica è la tua vita.. Nell’anima, negli studi, nel lavoro e nelle sperimentazioni, ma è anche un’attitudine in quanto tu sei batterista. Come mai la batteria?

 <La musica è anche la mia vita e sostanzialmente la circonda…ma spesso la sfiora solo in quanto il mio lavoro part-time da educatore ha oneri e sacrifici differenti dall’essere il consulente musico terapista dell’altra metà della mia giornata. Se ci sommi una figlia e i gruppi musicali ( Kiino e Rock Siffredi) il tempo è proprio poco.La batteria ha scelto me ed io mi sono innamorato, forse in un determinato periodo è riuscita lei ha dare dei pugni che avrei dovuto dare io in adolescenza>.

 C’è una differenza tra la musica che suoni nei gruppi e la musica che cura?

 <Non riesco a parlare di cura. La musica è cura e benessere di per sé! Ciò che suono è ciò che fa star bene me e chi apprezza determinate sonorità.  Nel mio lavoro è necessaria TUTTA la musica e capire chi hai di fronte ed il suo codice comunicativo. Negli anni ho scoperto che è il mio modo di intendere la musica che fa star bene, non come suono o cosa propongo. E’ più facile che io riceva stimoli sonori che devo interpretare>.

Terapista o terapeuta?

<Terapista, in quanto non sono un clinico, bensì un educatore/musicista al servizio della musicoterapia>.

 Com’è strutturata una seduta di musicoterapia?

<È un po’ difficile da spiegare. E’ differente in base allo stile e gli ambiti. Tendenzialmente si basa su un setting (stanza/aula) allestito con strumenti musicali di ogni genere, moderni ed etnici, più lo strumentario ORFF fondamentale per la propedeutica infantile. Uno spazio versatile per suonare e muoversi e “creare” (io mi “contamino” anche di danza e arti visive). Il tutto anche con ausili importanti come registratori audio digitali e riproduttori video/audio, ove si lavora maggiormente con l’ascolto di brani e non con la “produzione” propria di suoni. Tale setting va bene si per sedute singole che di gruppo.

“La seduta” standard non esiste, chi si presenta porta se stesso, i suoi suoni, i suoi gusti e la sua musica, il setting si adegua alle persone e ne diventa involucro camaleontico. Obiettivo è quello di individuare l’identità sonora di ognuno di noi, le strade per questo percorso sono infinite>.

La musicoterapia può sostituire le terapie tradizionali o è solo un’integrazione?

 <Una integrazione fondamentale a terapie più importanti, come tutte le arti-terapie del resto.Credo nel gioco di squadra soprattutto in questo grigio periodo di false partnership e di tutti contro tutti>.

Si può azzardare un paragone tra omeopatia e musicaterapia?

<Non sono in grado di azzardare tale riflessione, l’unico connubio è l’esigenza e la certezza che a valide cure scientifiche va abbinato benessere, espressività e catarsi emotiva…peculiarità fondamentali nella genesi del cambiamento e quindi anche della guarigione. La “mia” musicoterapia è molto pragmatica e poco New Age, se vogliamo usare un paragone>.

E i tuoi libri?

<I libri sono un estensione del mio lavoro e del mio modo di comunicare, e anche un buon espediente di fermare idee, esperienze ed emozioni che finirebbero nel dimenticatoio. “che casino questo silenzio” è un romanzo dove ho dato libero sfogo alla fantasia “Maschere” è un saggio di musicoterapia, costola della mia tesi e piccolo prontuario sugli ultimi 10 anni da musico terapista. Entrambi sono ordinabili in libreria o on-line presso i maggiori portali e sui siti delle case editrici: www.liberodiscrivere.it e www.firenzelibri.it>.

 In questa tua vita dedicata interamente alla musica, da più punti di vista, ti sarà capitato di incappare in Pregiudizi nella musica o sulla musica?

 < Ne vivo parecchi e spesso chi si professa artista riesce solo ad esprimere messaggi contraddittori e massificati. Io ho i miei gusti e ho stili musicali che proprio non mi vanno a genio, ma non sono classista e con la puzza sotto il naso. Il suono è universale ma anche soggettivo e se genera gioia per me non ha barriere ed etichette. Per molti invece è il contrario. Ad esempio: Ho conosciuto ragazzini sfortunati che hanno trovato stimoli e benessere in Allevi che, ora che Ughi lo ha stigmatizzato, viene ancora di più classificato come commerciale e inadeguato. Spesso se il Gota di qualche genere proferisce parola si assiste alla caccia alle streghe. Allevi non è nella mia top ten ma ha avvicinato molti giovani alla musica “colta” e alla classica. Perché no? Dico io, e poi anche Bollani lo ha criticato, ma senza negargli il gran talento che è, anche lui ora è in TV e poi come non ricordarlo con Vergassola in “Brio Blu mi piaci tu?”>.

 

Dani C

 

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