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Fratelli d’Italia: un inno nato tra Genova e Torino

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Il Piemonte e Torino sono stati la culla dell’Italia che ai piedi delle Alpi ed in riva al Po ha emesso i suoi primi vagiti.

Non stupirà quindi sapere che anche il nostro inno nazionale sia in parte nato nella prima capitale del Regno.

Le note del “Canto degli italiani” risuonarono infatti per la prima volta in un appartamento che si affacciava sull’odierna via Rossini, precisamente al civico 8.

In quell’appartamento infatti, attorno al 1847, abitava il patriota Lorenzo Valerio e presso di lui il musicista genovese Michele NOVARO.

Proprio in quell’anno un giovane Goffredo Mameli, studente e patriota, buttò giù i versi del “Canto degli italiani”.

Fratelli d'Italia: un inno nato tra Genova e Torino
Fratelli d’Italia: un inno nato tra Genova e Torino

Novaro, colmo di entusiasmo, si mise subito al pianoforte per dare a quelle parole così altisonanti un ritmo musicale. <Mi posi al cembalo con i versi di Goffredo sul leggio e strimpellavo […] mettendo giù frasi melodiche l’una sull’altra ma lungi mille miglia dall’idea che potessero adattarsi a quelle parole – ricorderà diversi anni dopo Novaro – mi alzai scontento di me […] vidi che non c’era rimedio e corsi a casa. Là mi buttai al pianoforte, mi tornò alla mente il motivo strimpellato in casa di Valerio, lo scrissi su un foglio di carta, il primo che mi venne alle mani, questo fu l’origine dell’inno Fratelli d’Italia>.

L’Inno creato tra Genova e Torino debuttò il 10 dicembre quando venne presentato ai cittadini sul sagrato della chiesa di Nostra Signora di Loreto, nel quartiere genovese dell’Oregina.

In pochi giorni erano già in tantissimi a conoscere note e parole di quello che sarebbe poi diventato l’Inno dell’Italia o di Mameli. L’Italia, intesa come nazione, sarebbe nata soltanto 14 anni più tardi ma poco dopo la sua composizione il Canto degli Italiani divenne il refrain che accompagnò i moti del 1848 benché, proprio per la durezza dei suoi versi nei confronti dell’occupante austriaco, le autorità avessero cercato di vietarlo.

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A ricordare oggi quel momento resta una lapide che troneggia sulla facciata della casa di via Rossini.

 

La Redazione di Mole24

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