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Oltre il portone: San Salvario

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Il quartiere San Salvario negli ultimi anni ha conosciuto una trasformazione incredibile, quasi paragonabile al famoso Raval di Barcellona, un tempo quartiere “malfamato” oggi,  grazie all’apertura di numerosi locali e alla riqualificazione urbana e stradale  nuovo nodo principale della città visitato dai molti turisti.

All’interno del quartiere troviamo rinomate vie commerciali, molti cortili acciottolati con vecchi caseggiati caratterizzati dai ballatoi, elemento architettonico più caro alla vicina Milano che alla nostra città.

Ma ci siamo mai soffermati a guardare con un occhio più curioso queste abitazioni, soffermando la nostra attenzione oltre il loro portone?

Il portone, l’ingresso, l’atrio, le scale: il biglietto da visita del palazzo con i suoi ornamenti, pregi e simboli ma anche la risposta alle funzioni fondamentali dell’entrata, la sua difesa, l’accoglienza e la sua stessa esclusione dal resto di Torino.

Torino oltre il portone: San Salvario
Torino oltre il portone: San Salvario

Un tempo San Salvario, a differenza di oggi, era una delle zone di più alto prestigio della città, subito al di fuori delle mura  zona racchiusa tra il fiume Po e l’odierna via Nizza, cinta tra il Viale de Re (l’odierno Corso Vittorio Emanuele ) e il famoso Castello del Valentino; era il luogo delle passeggiati dei cortei ducali che portavano alla maison de plaisance.

Quest’area, dalla metà dell’Ottocento, non perde il suo pregio ma diventa un quartiere residenziale borghese, sede della nuova classe dirigente della città.

Ma ritorniamo alle sue vie: come mai così tanta cura agli androni, tutte queste decorazioni in netto contrasto con gli interni e a volte con le facciate stesse?

A metà dell’800 il Piano Regolatore della città determinò la lottizzazione pubblica di aree interessate da provvedimenti urbanistici portando a una fertile attività edilizia volta alla realizzazione di grossi isolati regolari e omogenei caratterizzati dalla costruzione di edifici da reddito.

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La potenzialità di guadagno di questi edifici non era caratterizzata solo dall’aspetto decoroso e armonioso delle loro facciate ma anche dagli ambienti ad uso comune; i proprietari volgono cosi la propria attenzione agli androni, ai cortili e alle scale dei loro palazzi per portarli ad un maggiore prestigio e corrispettivo guadagno.

L’eclettismo, stile caro a Torino in quell’epoca, diventa la vera impronta dei palazzi di San salvario.

Torino oltre il portone: San Salvario

Due semplici esempi in una delle vie principale della zona, via Saluzzo: al numero 83 troviamo la casa M. Bonelli costruita nel 1906 caratterizzata nelle sue forme semplici e lineari dallo stile liberty anche se  la vetrata dell’ingresso ha perduto i delicati colori dell’arte floreali per cause belliche.

Casa Calleri-Mossotto al numero 21 più eclettica della prima presenta un ingresso molto scenografico volto proprio a proporre un’architettura da alto reddito; l’atrio raggiunge infatti un’altezza di sette metri dal suolo quasi come se volesse paragonarsi all’interno di un palazzo nobiliare presentando un’architettura barocca di semi colonne sormontate da capitelli finemente lavorati e da un soffitto a volta a botte con pitture di gusto eclettico.

Nel cancelletto in ferro non mancano due draghi pronti ad emettere fiamme e fumo quasi a difesa dell’entrata.

Un netto contrasto è qui rappresentato dall’entrata cosi di pregio con l’elementare cortile interno del fabbricato,caratteristica molto comune in molti caseggiati della zona.

 

Umberta Pansoya

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