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La marcia dei 40.000 colletti Bianchi

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Erano quarantamila, erano quadri Fiat ed erano motivati a lottare per il proprio diritto di lavorare contro il picchettaggio violento ai cancelli di Mirafiori.

Non sembri una profanazione se prendiamo in prestito l’incipit della “Spigolatrice di Sapri” perché c’è qualcosa di epico nella marcia che vide sfilare quarantamila quadri della Fiat il mattino del 14 ottobre 1980.

Torino e l’Italia venivano da un periodo difficile, gli “Anni di piombo” non erano ancora del tutto finiti e i giorni del sequestro Moro erano ancora vividi nelle menti degli italiani.

Anni di lotta, di rivendicazioni sindacali spesso molto dure, di proteste e di difficoltà nelle relazioni tra lavoratori e industriali.

Per comprendere le ragioni di quella marcia consegnata agli annali della storia occorre fare un piccolo passo indietro all’8 maggio 1980. Vittorio MERLONI  si è da qualche giorno insediato alla Confindustria ela FIAT propone la cassa integrazione per 78mila operai per la durata di otto giorni.

La amarcia dei 40.000 colletti Bianchi Torino

Il 31 luglio Umberto Agnelli si dimette da co-amministratore delegato della Fiat lasciando il suo posto a Cesare Romiti, convinto assertore della linea dura antisindacale.

A settembrela Fiat annuncia 18 mesi di cassa integrazione per 24mila dipendenti, 22mila di questi sono operai. Dopo un’aspra trattativa sindacale vengono annunciati oltre 14mila licenziamenti. Il consiglio di fabbrica di Mirafiori proclama lo sciopero e davanti ai cancelli compaiono i picchetti degli operai che impediscono ai cosiddetti “crumiri” di entrare a lavorare.

La protesta raccoglie l’appoggio del Pci e Berlinguer in un comizio davanti ai cancelli lo promette anche in caso di occupazione della fabbrica.

La amarcia dei 40.000 colletti Bianchi Torino
La amarcia dei 40.000 colletti Bianchi Torino

La caduta del governo Cossiga portala Fiata sospendere i licenziamenti ma alla fine di settembre viene annunciata la cassa integrazione per 24mila dipendenti. Riprendono, ancora più violenti, i picchetti.

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Il 14 ottobre i capi e i quadri della Fiat si riuniscono al Teatro Nuovo e dopo un’assemblea decidono di sfilare per le strade di Torino. Il corteo si ingrossa sempre di più man mano che procede e i giornali parleranno subito della marcia “dei 40mila” anche se dal sindacato e da una parte della sinistra si tenderà a minimizzare parlando di circa 12mila persone, aprendo una querelle che si ripete identica ancora oggi ad ogni manifestazione di piazza.

Che fossero 12 o 40mila la portata di quell’iniziativa non cambia. Il sindacato in crisi si trovò costretto al compromesso.

I licenziamenti vennero commutati in cassa integrazione ma l’influenza del sindacato infilerà una china discendente che lo porterà a non riprendersi più.

 

Andrea Rosso

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