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Torino: tutti a piedi

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Pedonalizzazioni, zone a traffico limitato e poi bike sharing, car sharing, incentivo ad usare i mezzi pubblici, parcheggi di interscambio, zone 30.

Non si può dire che negli ultimi dieci anni l’amministrazione comunale non abbia fatto di tutto per disincentivare l’uso dell’auto – quasi un’utopia nella città dell’auto per antonomasia – e invogliare le persone a spostarsi con mezzi alternativi.

Certo tra tutti gli espedienti citati quello che sicuramente ha fatto discutere più di tutti è la pedonalizzazione. Accolte da raccolte firme, petizioni, proteste, dichiarazioni al vetriolo dei commercianti sui giornali e poi salutate con favore (spesso dagli stessi che protestavano) una volta portate a termine. Fu così per via Garibaldi a suo tempo, è stato così per via Lagrange e da ultimo per via Carlo Alberto.

Qualcuno si è spinto ad ipotizzare anche la pedonalizzazione di via Roma ma per ora si è rimasti soltanto sul piano degli intenti.

Il Comune però ci ha preso gusto e vuole spingersi ben oltre, estendendo il concetto di pedonalizzione. Non soltanto nel centro aulico dove già l’auto è un mezzo di trasporto per pochi privilegiati ma anche nelle 10 circoscrizioni.

L’assessore alla Viabilità Claudio Lubatti ha infatti già da tempo esternato la volontà di valutare “micro-pedonalizzazioni” in diversi quartieri. Per questo incontrerà in un futuro non troppo remoto i dieci presidenti delle circoscrizioni per sondare il terreno e verificare da quali aree si potrebbero estromettere le auto e quali angoli della città potrebbero essere restituiti ai pedoni.

Del resto la pedonalizzazione è stato uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Piero Fassino, non stupisce quindi che uno dei suoi assessori abbia colto subito questa indicazione per esportarla anche al di fuori dei confini della city torinese.

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Saranno i presidenti a suggerire piazze o vie da pedonalizzare nei diversi quartieri ma il processo non si limiterà soltanto a chiudere una strada alla circolazione. Sarà necessario ragionare sul tipo di commercio presente, rinnovare l’arredo urbano e pensare iniziative anche culturali da organizzare nei nuovi spazi.

Uno degli scopi è quello di creare dei centri commerciali naturali facilmente accessibili e fruibili dalla cittadinanza per aiutare i piccoli commercianti a difendersi dalla grande distribuzione.

Il discorso è stato avviato nel corso dell’ultimo mese contribuendo a lanciare il proverbiale sasso nello stagno. Ora basterà attendere i suggerimenti e gli stimoli offerti dai presidenti poi si passerà alla fase esecutiva.

 

Jacopo Majorana

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