Home Cronaca di Torino Non siamo americani, ma produttivi torinesi

Non siamo americani, ma produttivi torinesi

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La città di Torino vive in questi giorni una delle crisi più dure degli ultimi anni, crisi di valori e di identità, crisi finanziaria, crisi reale e crisi del comparto industriale e tecnologico.

Sarebbe facile star qui a fare l’elenco delle brutture, dei malumori, delle aziende e delle iniziative nate qui negli anni e poi delocalizzate, cedute o semplicemente abbandonate, continuando a vedere i molti lati negativi e finendo per arrendersi ai soliti luoghi comuni o a frasi catastrofiste.

 

Ma se andiamo a vedere bene Torino sta mostrando in questi anni di essere in grado di passare dalla definizione di città operaia a quella di città operosa, ovvero capace di reagire con compostezza, professionalità, silenzio e competenza anche alle crisi e ai cambiamenti più duri.

Vi è infatti una Torino di cui nessuno parla, fatta di giovani, famiglie o più semplicemente di persone, che se prima si trovavano a gestire piccoli risparmi, oggi si trovano anche solo a gestire il proprio tempo e a decidere di impiegarlo in attività che possano portare benefici a sé o alla comunità.

Sarebbe forse il caso di puntare i riflettori su queste mille realtà e di smetterla di tirare in ballo i giovani solo quando c’è da parlare di droga, di precarietà del lavoro, di bullismo o di disagio giovanile e cominciare magari a parlare di argomenti per molti scomodi quali: il ricambio generazionale, l’ascolto delle nuove idee, la voglia di rischiare insieme su progetti che possano avere un ritorno sul piano sociale e facciano star bene le persone.

 

Perciò basta piangersi addosso, anche se la crisi bancaria, quella produttiva e quella di valori l’abbiamo vissuta sulla pelle alziamo tutti la testa e, anziché scendere in piazza come grida qualcuno dai salotti, cerchiamo di mettere in atto le sinergie e l’incrocio di competenze che può portarci realmente ad eccellere. Bugia nen anche di fronte alla crisi, non bisogna arretrare di un passo, ma invece guardarci intorno e vedere che magari siamo in tanti ad avere già messo in atto questa reazione.

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Può suonare strano che una frase a supporto di ciò arrivi da oltreoceano, dove poi le persone sono scese in piazza a protestare. Ma prima dei disordini il presidente Obama aveva esordito con una frase bellissima:

“E’ tempo di agire. Non siamo gente che resta seduta ad aspettare che le cose accadano. Noi facciamo sì che le cose cambino. Siamo americani.”

 

Qui sta avvenendo la stessa cosa, magari più in piccolo e senza i fondi, le risorse e le possibilità del continente americano, ma consci di una cosa: la tempra e la capacità di innovare, di fare squadra e di eccellere presenti su questo territorio possono portare a risultati eccezionali e hanno sempre fatto sì che questa città anticipasse mode, invenzioni, imprese, nuovi settori.

Questo processo in realtà è già in atto e i giovani di Torino lo sanno, ma si trovano spesso le porte sbarrate a causa delle condizioni economiche o del fatto che a 20-30 anni si risulta poco credibili.

Bene, può darsi, ma almeno c’è chi ha il coraggio di rischiare, di crederci e di investire ancora soldi, competenze, tempo e fatica per inseguire un sogno, disdegnando le facili vetrine che il mondo televisivo vorrebbe imporci come unico spazio ed unico scopo nella vita.

 

Luca Calderan

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