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Torino corsaro al Bentegodi, 9 partite senza sconfitta

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Se Pratali non vanifica una buona prestazione con il quotidiano errore che gli stessi tifosi granata ormai da un paio d’anni  considerano inevitabile, forse qualcosa è davvero cambiato.

Ribadiamo che è ancora troppo presto, nessun volo pindarico per ora il rischio di caduta è ancora notevole  – ricordiamo non siamo neanche ad un quarto del campionato – ma la bella vittoria al Bentegodi non fa che confermare i primi indizi sul buon lavoro fatto fin qui.

La sfida con il neopromosso Verona, infatti,  è stato un test importante, superato a pieni voti dalla  squadra di Ventura.  In una bella giornata con le temperatura ancora mite, il toro sé sceso in campo con la nona squadra inedita in altrettanti match di campionato disputati fino ad ora

Damian  schierato come terzino destro non ha fatto rimpiangere D’ambrosio – ma ammettiamo che sarebbe stato difficile – offrendo una buona prova sotto un profilo di qualità che quantità , sulla sinistra Parisi  – secondo noi ancora a corto di preparazoione – ha fatto il suo giocando molto d’esperienza.

A centrocampo Iori e Basah hanno pensato più a fare legno che  cercare inutili, ma pregevoli lezionismi. L’uruguayano Surraco ha esordito dal primo minuto, prendendo il posto  a  Stevanovic  ed offrendo anche lui una prestazioni di sostanza. Sgrigna dietro le punte ha illuminato il gioco fornendo gioco al folletto Antenucci , a livello tecnico indubbiamente di un’altra categoria,  e al capitano Bianchi

Primo tempo intenso,  bello e ricco di occa sioni , che vengo confezionate  con una buona naturalezza da parte dei granata. La palla gira bene, , come predicato da Ventura,  e proprio da un cross dalla destra di Surraco – non eravamo ancora entrati a metà del primo tempo –  viene incornato Rolando Bianchi sotto il sette.

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La quarte rete per il capitano granata, per ora ancora a secco all’Olimpico.

Sotto di una rete gli uomini di Mandorlini hanno cominciato a lasciare campo al Toro che però è riuscito a trovare  un’altra rete solo  grazie alla caparbietà di un redivivo Sgrigna  che grazie ad un rimbalzo fortunoso, ma cercato,  è riuscito a scalvare il portiere avversario e a battere in rete.

Il giocatore di Roma, ma vicentino d’adozione grazie alla cura Ventura sta continuando a regalare buone prestazioni, ritrovandosi anche come  uomo gol. Son già ben 3 i centri siglati quest’anno.

Sul vantagio di 2- 0 la squadra di Ventura si è però rilassata lasciando il fianco ad un redivivo  Verona. E proprio dopo un paio di mischie  in mezzo all’area di rigore di Coppola, a pochi minuti dalla fine dei primi 45 minuti, il terzino dell’Hellas  Abbate ha dimezzato le misure per il Verona.

Gran botta al volo, su palla persa in contrasto da Iori, subito fuori dall’area –  con Coppola pietrificato inerme nel guardar rotolare la palla in rete

Nel secondo tempo il Toro entra con un piglio più operaio.

Pochi fronzoli e attenzione nel non perder la palla, pur non buttandola via e cercando di giocarla fin dalla difesa. C’è bisogno però di Ebagua, che sostituisce Sgrigna a metà del secondo tempo,  per far segnare  la rete della sicurezza.

Ebagua, approfittando degli spazi nella difesa del Verona  scattato al  limite del fuorigioco ha segnato il 3 a1 infilando il portier in uscita.

E’ il secondo goal dall’inizio del campionato per Giulio Ebagua, il giovane di SanSalvario e  nuova icona della Maratonìa per grinta e voglia di fare.

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La partita scivola via, senza troppe emozioni se si escludono un paio di parate di Coppola pronto a sventare le velleità di rimonta della squadra di Verona.

Era dal lontano 2005 che i granta non vincevano a Verona, grazie ad un coast to coast dell’uruguayano Josè Franco Maria Ramallo capace di farsi quasi metà campo palla al piede – comunque ad una velocità ridicola -prima di segnare il goal vittoria alla squadra di Malesani quell’anno poi retrocassa in serie cadetta.

Ribadiamo c è ancora presto per fare proclami e sentirsi arrivati, il camponato di B è tanto insidioso quanto lungo, ma sabato pomeriggio controla Juve Stabia– evitiamo facile ironia chiamandolo derby – dalla Maratona  si potrà alzare di nuovo il coro per ricordare ai tifosi avversari di dover  salutare la capolista del torneo.

Al. Ma.

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