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Francesco Giorda: un artista di strada

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Conosco Francesco dall’estate del 2005 quando in un mare di palloncini colorati ha cominciato a dar vita a fiori ed animali.

All’epoca ignoravo che questo  fosse il modo con cui si guadagnasse da vivere e che fino ai vent’anni la sua vita fosse uguale a quella di un qualunque altro torinese.  Aspetto che mi stupisce ancora oggi, visto che nel mio immaginario gli artisti di strada abbandonano gli studi giovanissimi per guardare il mondo dall’alto di un trapezio.

Invece no, Francesco ha scelto questa strada. Un percorso iniziato appena trasferitosi da Torino a Londra, dove ha concluso gli studi liceali, e che l’ha portato, negli ultimi anni ad esibirsi nelle strade di tutta Europa, prima di tornare ai piedi della Mole

Ma a distanza di tempo dal nostro ultimo incontro, durante l’intervista svolta un pomeriggio di fine estate, mi sento abbastanza in confidenza con Francesco per comunicargli fin da subito il mio stereotipo dell’artista di strada.

Una confidenza che non gli è nuova e che cercherà di farmi cambiare, dietro un sorriso, durante questa nostra chiaccherata

“Cosa vorresti che dicessi in questo articolo che forse il pubblico non sa?”

“Quello che vorrei che passasse, è che l’artista di strada nasce con lo spirito naif, non professionale, ma con il tempo lo diventa. Pian piano impari a costruire uno spettacolo. Sei attore, registra, comico.

L’artista di strada è un professionista. Lo sai che ci sono artisti di strada con fama di livello mondiale?”

“Cosa ti piace di questo lavoro?”

“Mi piace il senso di libertà. Libertà di decidere cosa fare e come farlo. Mi piace interagire con la gente. Ma quello che più mi pace è che un giorno fai una cosa pazzesca, di fronte a venticinquemila persone che ti applaudono, e il giorno dopo sei alla festa di quartiere dove nessuno sa chi sei e le persone sono più interessate ai criceti che a te…”

Quando fai teatro di strada, sei vestito in un modo particolare? Sei truccato?”

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“Sono vestito normale. Nascondo gli attrezzi del mestiere e mi confondo tra la gente. Poi porto in mezzo alla piazza una scala, o un cubo, ci salgo sopra e inizio a urlare. Prima la gente mi prende per pazzo, poi si ferma”

“Cosa ti piace dello spettacolo in strada?”

“La strada ti ricarica, non rinuncerei mai a questo tipo di spettacolo, ne ho bisogno. E’ lo spirito del pubblico che ti dà la carica, pubblico che non verrebbe mai a vederti in un teatro e che invece per strada si ferma. E non si sa mai quale sarà il risultato: uno spettacolo può esserti andato bene cento volte, e poi la centounesima non riuscire. Lo spettacolo è lo stesso, ma la gente è diversa.”

“Sbaglio o all’estero vi sono molti più artisti di strada che non a Torino?”

“Sì, ti sbagli. TORINO da questo punto di vista è una città viva. Qui  ci sono spettacoli in continuazione, anzi lo sai che la Regione Piemonte ha indetto il “Premio Nazionale per la Valorizzazione del teatro di strada” che io  vinto un  nel 2009?”

La mezz’ora concessami è terminata.

Accompagno Francesco al teatrino dove stanno per iniziare le prove che dureranno non meno di 4 ore. Infatti, iI prossimo 14 ottobre aprirà il teatro: “il caffè della Caduta”  in via Bava 39: un palco dove poter portare la strada.

 

Patrizia Bodrero

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