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Torino solo in testa alla classifica

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8 partite senza sconfitte.

Nella giornata in cui il Padova perde la propria imbattibilità sul campo di un redivivo Albinoleffe ed il Brescia non va oltre ad uno sterile pareggio per 2 a2 con il Gubbio di Pecchia, il Torino centra un‘importante vittoria interna contro  il Grosseto.

Un successo propiziato da un autorete a dieci minuti dalla fine del match, ma che per la squadra di  Ventura significa vetta solitaria della classifica.

Una partita non troppo bella, dominata dal tatticismo,  in cui sono scarseggiate le occasioni da gol – se si esclude il finale quando il Grosseto è rimasto in 10 –  ma che i granata hanno condotto per tutti i 90 minuti dimostrando maturità e finalmente, consapevolezza dei propri mezzi.

Una sfida che come anticipato da Ventura in settimana sarebbe stata più difficile rispetto alla vittoria corsara dello scorso venerdì sera contro la Sampdoria.   Non è un segreto, il Torino sulla carta è insieme alla squadra di Atzori, la super favorita per la vittoria del campionato cadetto – il valore dei singoli giocatori  che compongono la rosa non è in dubbio – ed è quindi naturale che le squadre che vengano a giocatore all’Olimpico badino solo a difendere per portare a casa un punto, senza dimostrare nessuna velleità offensiva.

 

I granata scendono in campo con un 4-4-2 più offensivo rispetto a quanto annunciato fino a poco prima dell’inizio partita: all’ultimo Vives viene sostituito con Sgrigna  che giocherà dietro il tandem Ebagua- Antenucci.

I primi 45 minuti trascorrono senza troppe emozioni con un Toro padrone del campo che fa girare la palla con  discreta disinvoltura – merito di un ottimo Iori che orchestra il gioco sempre a testa alta – ma non riesce a rendersi pericoloso negli ultimi18 metri.

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Stevanovic continua a dimostrare un’ottima volontà, a discapito dell’anno passato, ma non riesce ad essere incisivo come nelle gare precedenti. Ebagua, sostituto di Rolando Bianchi, non incide e così come Antenucci fatica a trovare spazi contro un Grosseto arroccato tutto dietro la palla.

Bene la difesa, con un maestoso Ogbonna  vicino agli operai Glik e Zavagno. Quest’ultimo però, come sempre, vanifica le proprie incursioni laterali con cross che ad  essere benevoli possiamo definire imprecisi.

Discorso a parte vale per D’Ambrosio. Che fine ha fatto il giocatore della Juve Stabia arrivato con la prima rivoluzione petrachiana?

A parte l’incursione che ha propiziato l’espulsione del numero 10 del Grosseto Consonni per fallo da dietro, dalla quale è propiziata l’autorete, il suo rendimento è stato qualcosa di sconcertante. Passaggi sbagliati in continuazione, idee offuscate, fondamentali inesistenti.

Insomma, D’Ambrosio non c’è con la testa.

Il secondo tempo si apre con la squadra granata che continua il proprio possesso di palla contro un Grosseto un po’ meno chiuso rispetto ai primi 45 minuti iniziali, ma  il “frullar la palla” chiesto da  mister Ventura viene svolto bene solo fino al centrocampo.

Neanche l’entrata di, un come sempre volenteroso, Bianchi riesce ad accendere il match fino a 10 minuti dalla fine. Incursione laterale di D’Ambrosio che viene steso sulla fascia poco lontano dall’area di rigore, successivo cross di Iori ed autorete del difensore Iorio   del Grosseto Iorio su pressione di Ogbonna.

 

La partita finisce qui visto che il TORINO  sfrutta male un paio di buoni contropiedi orchestrati dal subentrato Surraco, che lo spettacolare colpo di tacco di Ebagua – uno che il più delle volte  segna  gol impossibili mangiandosi clamorosamente quelli facili –  non centra la porta e che Ogbonna domina in difesa.

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Il capitano di ieri sera ha lasciato tutti senza parole per la prestazione offerta: carattere, mezzi atletici, visione di gioco sono il repertorio che hanno permesso ad Angelo di conquistarsi una nuova chiamata in nazionale. Una convocazione che lasceranno il Toro orfano del giocatore per l’insidiosa trasferta di sabato a Verona, ma che rappresenta un premio più che meritato per il giocatore.

Ultima annotazione.: ha fatto storcere e non poco il naso ai presenti l’esclusione all’ultimo secondo del centrocampista, ex pupillo di Zeman, Vives.

Dato in formazione fino a pochi minuti dall’inizio   ha visto quasi tutta la partita in panchina per entrare solo gli ultimi 2 minuti al posto di Sgrigna. Una sostituzione strana, visto che è solito mister Ventura sfruttare gli ultimi scampoli di gioco per dar sbaglio ai giovani più meritevoli della squadra.

 

 

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