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Torino città più indebitata d’Italia?

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Torino città più indebitata d'Italia?
Torino città più indebitata d'Italia?

Vero o falso che Torino sia la città più indebitata d’Italia?Vero, anche se non in termini assoluti.

Il dato, di cui tutti parlano ma mai fornendo notizie precise, è estrapolato da una ricerca condotta da Civicum in collaborazione con il Politecnico di Milano, in cui sono stati analizzati i conti di 23 Comuni.

Utilizzando il parametro del debito pro-capite, particolarmente significativo quanso si analizzano Comuni di diversa grandezza, il capoluogo piemontese sembra proprio non avere rivali in quanto a debiti. Se infatti in termini assoluti è Roma la città che nel 2007, anno cui fa riferimento la ricerca, aveva il debito maggiore, pari a 8,5 miliardi di euro,

Torino con i suoi 5,7 miliardi totali “regala” ad ogni cittadino un debito medio pro capite di 5.781 euro. Altro campanello d’allarme è fornito dal cosiddetto “indicatore di solidità”, in parole povere il rapporto tra i debiti contratti dal Comune e i mezzi propri, vale a dire i beni posseduti.

Quando il rapporto è superiore a 1, si parla di “zona critica”. Torino con un 2,6 ha la spia rossa accesa: tradotto, vuol dire che vive 2,6 volte più di soldi di altri che di soldi propri. In base a questo parametro, al secondo posto c’è Roma, che però con un 1,1 è quasi sulla parità. C’è un’altra ricerca, condotta invece dalla Cgia di Mestre, che ha analizzato i conti di 118 Comuni calcolando l’incidenza percentuale del debito sulle entrare correnti: un’indagine utile a capire quanto incidano le passività accumulate sul totale delle entrate.

Torino città più indebitata d'Italia?

Anche in questo caso, Torino svetta al primo posto con una percentuale di debito pari a 252.2%. Tra Cgia di Mestre e Civicum emerge un dato differente sul debito pro-capite, ma la posizione in classifica di Torino è la medesima. Secondo la Cgia di Mestre su ogni torinese grava un debito di 3.419 euro, non di 5.781.

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I dati però sono del 2008, non del 2007, più recenti, numericamente meno corposi ma ugualmente allarmanti: anche in questo caso Torino, come detto, è al primo posto, al secondo si trova Milano con un debito pro-capite di 2.967 euro, al terzo Siena con 2.515 euro. Un primato che non fa invidia.

Perché tutto questo? L’origine di tutti i mali del mondo sembrerebbero essere le olimpiadi invernali del 2006. Secondo stime, nel 2001 il debito era “solo” di circa 1,7 miliardi di euro, per poi salire in maniera vertiginosa dal 2007 in poi. I giochi invernali hanno lasciato in eredità oltre 300 milioni di euro di scoperto, fra buchi di bilancio del comitato organizzatore Toroc e perdite derivanti dagli impianti olimpici ormai inutilizzati.

Da verificare i benefici in termini di turismo, apparentemente inferiori alle attese. Non è certo da trascurare il fatto che l’enorme mole di spesa pubblica per le grandi opere collegate all’evento sportivo sia stato finanziata a debito, ma ancor meno da trascurare il fatto che il Comune abbia giocato con i derivati, finendo quasi sempre sotto.

I derivati saranno anche uno dei “nuovi strumenti alternativi di reperimento di capitale che si vanno diffondendo sempre di più”, per dirla alla Passoni, assessore al bilancio della giunta Chiamparino ora confermato con Fassino. Ma sono strumenti finanziari molto complicati, tant’è che per i conti pubblici torinesi si sono tradotti in perdite: circa 150 milioni di euro per circa 23 contratti derivati sottoscritti per un valore nozionale di 1,2 miliardi di euro.

E dire che il debito è pure destinato a crescere: in cantiere ci sono l’ampliamente della metropolitana e i progetti di riqualificazione urbana avviati a partire dalle olimpiadi. “Se il debito deriva da investimenti e non da spesa corrente, non può destare preoccupazione” ha più volte argomentato l’ex sindaco Sergio Chiamparino.

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Sarà presumibilmente la stessa linea difensiva di Fassino, che per inciso fa spendere al contribuente torinese 187.000 euro all’anno lordi (circa 15.500 euro al mese) per il suo addetto stampa Giovanni Giovannetti e 589.000 euro lordi all’anno (49.000 euro al mese) per il confermato city manager Cesare Vaciago.

Eppure, se andiamo a spulciare tra le spese, troviamo i 100 milioni di euro che ogni anno vanno a finire nelle casse degli eventi e i 400 milioni di euro spesi da Chiamparino per l’arredo urbano. Oltre agli “investimenti” amati dall’ex sindaco: 750 milioni per il passante, oltre un miliardo già speso per la metropolitana. I soldi non ci sono, eppure vengono spesi. Torino sarà anche più vivibile, ma è troppo facile così. Il problema è che la pacchia rischia di finire.

 

Riccardo Ghezzi

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