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L’ Arena Rock e le altre cattedrali nel deserto

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L' Arena Rock e le altre cattedrali nel deserto
L' Arena Rock e le altre cattedrali nel deserto

Dovevano suonarci Bruce Springsteen e altre icone viventi del rock. Ora è una spianata senza un’anima.

Avrebbe dovuto bypassare la ferrovia unendo corso Unità d’Italia a corso Unione Sovietica. Invece unisce corso Unità d’Italia al parcheggio del Lingotto.

Arena Rock e sottopasso di corso Spezia. Solo due esempi di “Cattedrali nel deserto”. Opere pubbliche che nascono con grandi speranze finendo invece per deludere tutti.

Era nata così l’Arena Rock, con l’intento di riqualificare una parte della città –la Continassa– da anni in preda al degrado. I torinesi già pregustavano folle oceaniche per The Boss o i Duran Duran. Avrebbe potuto ospitare 80mila persone ma all’interno delle mura i riff delle chitarre e gli assoli non sono mai riecheggiati. E Bruce Springsteen, i Duran Duran e Vasco Rossi non si sono mai visti. Gli organizzatori hanno disdetto le date e l’Arena Rock è diventata un contenitore vacuo, da riempire a tutti i costi.

L' Arena Rock e le altre cattedrali nel deserto
L’ Arena Rock e le altre cattedrali nel deserto

Il Comune ha provato in tutti i modi a riempirla. Prima con un festival estivo, poi con l’Aid al Fitr, la festa di chiusura del Ramadan islamico. Recentemente è balzata agli onori delle cronache perché avrebbe dovuto ospitare i profughi libici e tunisini ma alla fine la disponibilità è stata revocata e le tende hanno ospitato gli alpini venuti per l’adunata.

Anche il sottopasso di corso Spezia era nato con i migliori intenti. Doveva eludere l’insormontabile barriera della ferrovia e collegare corso Unità a corso Unione. I lavori per il secondo troncone dovevano partire nel 2007 ma non sono mai iniziati, pare per problemi tra il Comune e le Ferrovie dello Stato.

Oggi il sottopasso collega corso Unità d’Italia a via Nizza, peraltro raggiungibile con una poco agevole inversione ad U.

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Più contenuti nei costi ma ugualmente inutili e sottoutilizzati sono i parcheggi di interscambio. Caio Mario e Stura valgano come esempio. Nati con l’intento di ridurre il traffico privato e incentivare chi viene da fuori a lasciarvi l’auto per prendere il mezzo pubblico ma un po’ perché tutti vogliono arrivare sotto l’ufficio con l’auto e un po’ perché il trasporto pubblico torinese non è pienamente efficiente non li utilizza nessuno.

Opere pubbliche che la collettività ha pagato due volte. La prima per realizzarle, la seconda per riconvertirle. Spettacolari cattedrali erette in nome dell’astro splendente della riqualificazione.

Cattedrali erette però nel bel mezzo del deserto.

 

La Redazione di Mole 24

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