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Architetture Rivelate: Torino riscopre se stessa

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La qualità architettonica: un tema molto trattato e discusso in questi ultimi anni in cui  il mercato ha spesso richiesto tempi brevi e costi relativamente bassi trascurando così quei dettagli che fanno di un progetto una vera architettura.

Ma che cosa vuol dire qualità e quali sono le architetture che possono essere degne di questo appellativo?

Se ne interroga proprio l’Ordine degli Architetti della provincia di Torino attraverso un premio annuale  – ad oggi giunto all’8° edizione –   sulla qualità del progetto e della realizzazione: dal 2004 sono già stati premiati ben 75 edifici costruiti all’interno della città o della provincia la cui specialità come dice il titolo del concorso stesso è la straordinaria qualità dell’architettura stessa.

L’obiettivo è quello di far conoscere a coloro che non sono degli attenti esperti ma che fruiscono quotidianamente dell’architettura quelle opere che spesso sono  meno riconosciute e valorizzate nel panorama architettonic,  ma che attraverso un’attenta interpretazione progettuale e una coerente realizzazione contribuiscono a determinare una migliore qualità dell’ambiente costruito.

Inoltre quale migliore premio per un progettista veder riconosciuto il proprio impegno professionale e la propria attenzione riposta su quelle problematiche che non sempre vengono risolte con la via più facile?

II premio consiste in una targa che viene consegnata ai vincitori ed un’altra, di dimensioni maggiori,  recante il nome del progettista, l’anno della realizzazione e l’oggetto di intervento che verrà poi apposta sull’edificio premiato.

Lo scopo è proprio quello di richiamare l’attenzione dei passanti su quelle opere che possono davvero avvalersi del titolo di “buona architettura”.

Aspetto curioso del concorso e la semplice modalità di partecipazione: oltre alla solita auto candidatura chiunque può inviare una mail per segnalare un’opera a suo avviso di interesse:  sarà poi compito della giuria selezionare le opere da premiare.

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I vincitori di quest’anno (sette opere) si riconoscono proprio per l’apparente semplicità delle loro opere che nascondono invece al loro interno un’attenta analisi del contesto, una maggiore sensibilità verso tutti gli aspetti legati al progetto e un accurato studio del dettaglio costruttivo.

Proprio una settimana fa mi ha incuriosito la frase di un architetto che mentre presentava la propria opera e le tecniche utilizzate nella costruzione alla domanda “quanto vi è costato però adottare questa particolare tecnica?” ha risposto “il prezzo è superiore al solito, la spesa della costruzione è alta ma quello che ci è interessato non è tanto il guadagno economico ma il beneficio futuro di cui godranno gli utenti di questa residenza”

Difficile sentire una risposta del genere oggigiorno, difficile pensare che non ci sia un tornaconto ma in questo momento di crisi iniziato proprio dal settore edile l’idea che forse ci sia ancora speranza in un progetto di qualità interessato al futuro degli utenti e non al profitto immediato non mi dispiace per niente.

 

Umberta Pansoya di Borio

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