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Gli stadi di Torino: quali sono e quanti sono?

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gli stadi di torino
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Tempo di lettura: 3 minuti

Gli stadi di Torino: ne abbiamo quattro ma non tutti sanno quali sono (ovviamente tralasciando i più famosi).

Quanti stadi per una città? Comunale (ora Olimpico) e Juventus Stadium, o meglio Allianz Stadium, va bene.

I più sgamati (o i più granata) insorgono: “Eh no! Sono tre. Mica ti vuoi dimenticare del Filadelfia? Sono tre”.

Ma la risposta è sbagliata. Ne manca uno all’appello, in un corso che nemmeno esiste più: corso Marsiglia, oggi corso Tirreno.

Sono questi i templi del futbòl cittadino.

Stadio Olimpico

Il più utilizzato negli ultimi anni è il Comunale, o Stadio Olimpico in virtù del suo utilizzo nelle cerimonia di chiusura ed apertura delle Olimpiadi invernali del 2006. 

gli stadi di torino

In principio si chiamava Stadio Benito Mussolini, ed era stato voluto dal Duce in persona per i Giochi Littoriali del 1933: costruito a tempo di record, era un complesso che annoverava oltre al catino  il complesso di piscine coperte e la torre Maratona.

La prima squadra a metterci piede fu la Juventus nel 1933, contro una squadra ungherese per i quarti di finale della Coppa Europa Centrale (diventeràla Coppa Mitropa): fu vittoria rotonda, 6-2 per i bianconeri.

Nell’anteguerra il Benito Mussolini ospitò anche alcune fasi della Coppa del Mondo di calcio del 1934, vinta dalla Nazionale di Vittorio Pozzo.

Dopo la guerra, l’impianto cambiò nome: ufficialmente era diventato il “Vittorio Pozzo”, ma tutti iniziarono a chiamarlo semplicemente “il Comunale”.

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Uno stadio che vide le imprese di Platini e Claudio Sala, il Toro di Radice e la Juventus schiacciasassi di Trapattoni: qui furono festeggiati 17 scudetti, di cui uno granata e i restanti bianconeri, oltre a diversi altri trofei nazionali e internazionali griffati Vecchia Signora.

Nel vecchio Comunale, in barba a tutti i moderni criteri di sicurezza e afflusso razionale, potevano essere stipati fino a 65.000 tifosi, in un frastuono con pochi altri eguali in Italia.

Le due curve si accendevano nei derby: la curva del Toro era quella adiacente alla Torre Maratona, ed è proprio da qui che viene il nome sia della curva sia (per estensione) della parte più accesa della tifoseria granata.

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Ovunque ci sia tifo organizzato per il Torino, lì è la Maratona.

Meno fortunato il nome della curva bianconera: raramente gli ultras si sono identificati con le proprie gradinate.

Il nome di Curva Filadelfia (la curva del Comunale) resiste solo nel cuore dei più anziani; i più giovani conoscono quel settore come Curva Scirea o come Curva Sud – ma siamo onesti: chiamarla Curva Sud è davvero impersonale.

Stadio delle Alpi

Il Comunale fu abbandonato nel 1990 per essere sostituito dal Delle Alpi: uno stadio (adesso che è stato tirato giù possiamo dirlo) davvero orrendo. Non tanto perché era davvero difficile vedere tutti i suoi 69.245 posti occupati. Ma perché lì il calcio si vedeva davvero male: lontano dal campo, pieno di barriere protettive in plexiglass, scomodo per i parcheggi.

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Gli unici ad avere qualche ricordo positivo sono i tifosi juventini, che nel Delle Alpi hanno vissuto nottate esaltanti, tra scudetti e coppe europee.

I granata, invece, mal sopportavano tanto l’impianto quanto lo stato del loro amato Toro in quegli anni, tra presidenti sempre più inconcludenti e vicissitudini sportive.

Stadio Filadelfia

Il rifugio dorato da quel presente infausto erano i racconti dei nonni: il Grande Torino e soprattutto il Filadelfia.

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La tradizione è un valore importante, nelle famiglie granata.

La litania “Bacigalupo-Ballarin-Maroso-Grezar-Rigamonti-eccetera” è una preghiera profana, che si tramanda da padre a figlio. E il tempio, di quella fede apocrifa, è stato il Filadelfia.

Dopo un primo distacco nel 1958, l’abbandono definitivo è datato 1963. I rimpianti, invece, durano ancora oggi, specie per le decine di speculazioni immobiliari, politiche e sentimentali di cui il Filadelfia è stato vittima.

Restano le parole dei nonni, che raccontano di quando si entrava dall’ingresso “Balilla e moschettieri”, che costava una lira, che si andava coi cappelli fatti di carta di giornale con la scritta Forza Toro in vernice rossa. Che sembrava di essere in Inghilterra, con le tribune attaccate al campo, che dalla curva a un certo punto il trombettiere suonava la carica e non ce n’era più per nessuno, che in casa non si perdeva mai, che giocava capitan Valentino.

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E poi Superga, e qui i nonni si fermano. E qualcuno versa ancora una lacrima.

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Stadio di corso Marsiglia (oggi via Tirreno)

Infine, lo stadio dimenticato: 15.000 posti, quattro scudetti vinti lì dalla Juve (di cui tre del famoso Quinquennio): lo Stadio di corso Marsiglia fu la casa dei bianconeri per undici anni, e i tifosi si radunavano sulle tribune interamente in cemento armato – le prime in Italia, erano solo gli anni ’20. Venne demolito nel silenzio, per fare posto ai quartieri residenziali della Circoscrizione 2, e ne rimangono solo alcune fotografie slavate dal tempo.

Non si è giocato solo in questi quattro stadi: si è giocato al Motovelodromo, in piazza d’Armi, nel Campo Sociale di corso Sebastopoli (il Toro).

E si gioca anche altrove: l’inaugurazione della Juventus Arena è una stata svolta epocale nell’impiantistica cittadina e nazionale.

Il primo stadio di proprietà costruito in Italia è una macchina da soldi per la società bianconera, ed un punto di riferimento per tutte le squadre di Serie A.

Umberto Mangiardi



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