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Bogia nen: un epiteto per ricordare il coraggio dei torinesi

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Guerra Colle Assietta 1747 Piemonte
Guerra Colle Assietta 1747 Piemonte

Forse non molti sanno che dietro l’epiteto “Bogia nen”, spregiativamente utilizzato per definire la tipica immobilità dei piemontesi, si cela una storia fatta di coraggio e sprezzo del pericolo che ha come palcoscenico l’Assietta.

Il brullo pianoro che fa da spartiacque fra le valli Susa e Chisone fu teatro il 19 luglio 1747 della sanguinosa battaglia che pose fine alla guerra di successione austriaca, decretando la vittoria degli austro-piemontesi.

Bogia nen: un epiteto per ricordare il coraggio dei torinesi
Bogia nen: un epiteto per ricordare il coraggio dei torinesi

 

L’armata franco-spagnola forte di 32 battaglioni agli ordini conte di Bellisle, sferrò l’attacco all’altopiano dell’Assietta, posizione strategica la cui conquista avrebbe costretto i sabaudi alla resa.

Gli austro-piemontesi potevano contare soltanto su 13 battaglioni di cui 10 impiegati in combattimento.

Alle 16.30 il conte di Bellisle diede l’ordine d’attacco ma la manovra franco-spagnola si rivelò un disastro.

Le truppe non riuscirono a sviluppare la propria potenza di fuoco e vennero decimate dal tiro dei difensori.

Guerra Colle Assietta 1747 Piemonte

Nella speranza di trascinare i suoi soldati il conte di Bellisle strappò la bandiera dalle mani di un alfiere e si lanciò alla carica ma venne ucciso da due Granatieri, Adami ed Ellena.

Per difendere la vetta del Gran Serin il comandante  sabaudo, il conte di Bricherasio ordinò al conte di San Sebastiano – che difendevala Testa dell’Assietta – di ritirarsi verso la montagna.

Leggenda vuole però che il conte abbia disobbedito e, rivolto ai suoi soldati, abbia pronunciato la frase <nojautri i bogioma nen da si>, ovvero “non ci muoviamo da qui”.

Dopo cinque ore i francesi furono costretti a ritirarsi lasciando sul campo 5.600 caduti. La guarnigione piemontese ne contò invece appena 192.

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Come il termine “bogia nen” sia passato a connotare la refrattarietà ai cambiamenti non si sa, certo è che non è soprannome di cui vergognarsi.

 

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La Redazione di Mole24

 

 

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