Ieri sera un pubblico  appassionato ha gremito le sale del Circolo dei Lettori dove Stefano Benni ha presentato il suo ultimo libro “La traccia dell’angelo”, edito da Sellerio.

Un libro, come ha premesso l’autore,  scritto in un periodo difficile e di sofferenza della sua vita:  un romanzo che testimonia quella zona d’ombra che ha recentemente attraversato e di cui non riesce ancora a parlare con facilità.

Protagonista del romanzo  è Morfeo  che a causa di un incidente avuto da bambino ed una diagnosi sbagliata è diventato vittima di una tragica dipendenza dai farmaci.

E questo “dominio chimico” diventa la metafora di tutti i domini del mondo , la lente attraverso cui vengono filtrate tutte le vicende in cui il protagonista si imbatte. Al centro, quindi, il mondo della malattia  e l’attesa di un angelo, che possa assumere  le vesti  terrene di un amico, di un medico o di qualcuno che porti conforto e speranza nel miracolo della guarigione.

 

Metti una sera con "Stefano Benni"

Un libro diverso dagli altri, come alcuni affermano?

A giudizio dell’autore,  ogni suo romanzo è  “diverso” dagli altri.

Lo scrittore bolognese, infatti,  sollecitato dalle numerose domande del pubblico, ha avuto modo di parlare del suo rapporto con la scrittura che “produce  dipendenza,  diventa indispensabile” e dei suoi  “effetti collaterali”  , quali aumento dell’ego, scontentezza, invidia ( ”fertile quando è rivolta a chi scrive tanto meglio di te” ).

A questo proposito, come esempio, ha ricordato le lettere che si scambiava con Fabrizio De Andrè che ancora oggi  non esita a definire “geniale”. Fabrizio gli scriveva sempre per complimentarsi quando l’autore  pubblicava un nuovo libro e spesso nel rispondergli, Benni stesso,  si chiedeva perché a lui fossero  necessarie centinaia di pagine per esprimere quello che Faber  riassumeva  in una canzone.

L’autore si è anche soffermato sul piacere di leggere:  una gioia che non si può imporre, ma solo sollecitare, indurre . Benni inoltre ha  sottolineato come la scrittura  per il teatro lo aiuti  a disintossicarsi dalla composizione solitaria, obbligandolo ad avere un  confronto diretto  con il mondo esterno.

Insomma, il mondo di Benni  per una sera  è stato protagonista a Torino.

 

Patrizia Cesari

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