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Il grissino che salvo’ Torino (e le altre invenzioni made in TO )

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A spulciare le “invenzioni” che hanno visto la luce nella nostra città, si rimane stupiti da quanta attenzione medici, farmacisti e pasticceri e cuochi abbiano dedicato all’arte culinaria.

Non ci credete? Vi basti un elenco: i grissini, il vermouth, lo spumante italiano, i gianduiotti, i marron glacé (ma li rivendica anche Cuneo), lo zabaglione.

Ma la prima invenzione proveniente da Augusta Taurinorum era dedicata, più che alla cena, al dopocena. Siamo attorno al 1090, e nei trincòt (italianizzabile in “trincotti”, le osterie dell’epoca) inizia a circolare un gioco di carte che verrà poi definito col nome di Tarocchi.

Nulla a che vedere con i loro omologhi medioevali, nati in Francia nel 1400 e poi importati in Italia sempre attraverso il Piemonte.

Ma comunque un gioco a quattro semi cui si affiancava un quinto tipo di carte, appunto i Tarocchi.

Nessun manuale d’uso è sopravvissuto, ma la tradizione tarocchistica è pervenuta fino ai giorni nostri, sia nella variante classica a 78 carte, sia nelle versioni “castrate” (si chiamano proprio così) a 62 carte.

Ma la tradizione torinese purissima prevede il gioco dei Mitigati, una variante ancora più complicata del gioco.

Ma dicevamo della buona tavola, e parlavamo di medici e farmacisti: nel 1675 il giovanissimo Duca Vittorio Amedeo II era già succeduto al padre Carlo Emanuele II a soli 9 anni.

Un Duca bimbo, quindi; un Duca gracile, per di più: il piccolo era magrissimo, mangiava poco ed era spesso vittima di malanni.

Il dottor Teobaldo Pecchio invento uno stratagemma per far mangiare il pupo: bastoncini di pane, friabili e gustosi.

Erano nati i grissini torinesi, e il Duca ne mangiò talmente tanti da crescere robusto e cocciuto, un “piemontese tosto”.

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Il grissino che salvo' Torino (e le altre invenzioni made in TO )

Così tosto da ribellarsi ai francesi e cacciarli via dopo l’assedio di Torino del 1706, diventando il primo Re di Sardegna. Chissà se senza grissini la storia sarebbe stata la stessa.

Per il vermouth, decisamente “roba da grandi”, si deve invece aspettare il 1786.

Lo inventa Antonio Carpano in un’osteria di piazza Castello, miscelando vino bianco e erbe officinali.

Pochi anni prima, i fratelli Cinzano avevano ricevuto il titolo di Maestri Distillatori dall’Università dei Confettieri e Aquavitari di Torino (si, c’era l’università del vino), diventando proprio nel 1786 fornitori della Real Casa di Savoia.

Sempre nel ramo alcolico,la Martini& Rossi nacque nel1863 a Pessione, vicino a Chieri:  oggi è stata comprata dalla Bacardi, multinazionale del rhum, ma la sede è ancora nel centro di Torino.

Infine, è torinese anche l’inventore dello spumante italiano conosciuto in tutto il mondo, Carlo Gancia. Gancia introdusse nel 1859 il metodo champenois nella lavorazione del moscato, semplificandolo per risparmiare tempo e denaro. Con questi pregressi, vi stupisce scoprire che a Torino è stato inventato anche l’aperitivo?

I pasticceri invece hanno dato alla città e al mondo i marron glacé, i gianduiotti (prodotti nel 1865 dalla Caffarel mescolando pasta di nocciole e cacao – idea venuta ai due torinesissimi Gay e Prochet) e lo zabaglione, inventato dal frate francescano Pasquale Baylòn a metà del 1500.

Pare che lo stesso nome “Zabaglione” derivi dalla piemontesizzazione del nome di Baylòn, divenuto San Baylòn e quindi Sanbajon (pron: sambaiùn).

Per non parlare del mitico bicerin, che tutti conosciamo e apprezziamo.

Il grissino che salvo' Torino (e le altre invenzioni made in TO )

Per smaltire questa marea di invenzioni mangerecce, un professore di ginnastica (Luigi Gigante) ha inventato nel 1986 l’hit ball, sport in cui due squadre di cinque giocatori ciascuna si affrontano, a campi divisi, cercando di far gol nella porta avversaria senza colpire la palla con i piedi.

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Ma una città (poli)tecnica come Torino non può non aver dato il suo contributo anche alle materie scientifiche: l’ingegner Galileo Ferraris scoprì nel 1885 il campo magnetico rotante, ed inventò in seguito il motore elettrico in corrente alternata, mentre un gruppo di ricercatori del Politecnico di Torino è stato l’inventore dell’ MPEG, metodo di riproduzione digitale alla base di tutte le moderne tecniche audio e video.

In definitiva, se state sorseggiando un Martini, divorando dello zabaglione o ascoltando un Mp3, magari non siete a Torino.

Ma Torino è con voi, e in quel momento la state vivendo attraverso i frutti delle sue menti migliori.

 

Umberto Mangiardi

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