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Entita’ o persone

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Torino Entita' o persone
Torino Entita' o persone

Forse non capiamo perfettamente la portata del nostro isolamento. Camminare per centinaia di vie, attorno a migliaia di persone, ed essere sempre stranieri. Essere entità, arredo, e non persone. Come il tizio che muore in metropolitana e fa sei volte il giro di Los Angeles prima che qualcuno se ne accorga.

Come la signora che si spara in un bar, e il bar fa finta di niente. Niente Los Angeles, niente America.

I mostri, questa volta, siamo noi: Torino, ieri.

Pare anche che fosse una cliente abituale, ma c’entra poco. Sessant’anni, francese, un caffè e una calibro 38. Il rumore sordo che proviene dalla toilette non si può non sentire, e la scena deve essersi presentata in tutta la sua banale tragicità: un corpo esanime e le chiazze di sangue.

Torino  entità o persone

Quello che non è banale è quello che segue: nessuna scena isterica, nessuna indecisione, nessun mancamento. E nessuna pietà: chiamate il 118 e fate come se nulla fosse.

La scelta è chiaramente assurda, come ancora più assurde sono le motivazioni: “Stavo aspettando 100 clienti, avevo il bar pieno, alla fine del mese io i dipendenti li devo pagare lo stesso”. Ci potremmo interrogare se davvero in giro c’è tanto bisogno di soldi da prendere una decisione del genere, da turarsi il naso di fronte alla morte.

Oppure, potremmo definitivamente indignarci di fronte al “Forse la signora avrebbe preferito questa riservatezza”, frase detta dal gestore del bar in questione e che rasenta la profanazione.

Ma oltre le reazioni più immediate di disgusto, sarebbe il caso di interrogarci su chi siamo, su cosa siamo diventati. Su come siamo stati educati. Se di fronte alla morte siamo così algidi da fare un ragionamento di convenienza significa che l’impermeabile di indifferenza sopra di noi è molto più pesante di quanto ci immaginavamo.

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E nel delirio di questa situazione imbrigliata a forza in canoni di normalità, ancora il particolare grottesco degli avventori, che anziché alzarsi ed andarsene con uno scatto di pudore, chiedevano particolari sul come la donna si era suicidata. Non vi viene in mente nessuna trasmissione tv che fa queste domande?

Perdendo il confine tra plastica e realtà, tra schermo e marciapiede, tutto diventa fittizio, tutto diventa una storia che non ci tocca più di tanto. Soli e stranieri, anche nei luoghi più familiari.

Il salone resta elegante e indifferente ad ogni costo, tra le sue stoffe, i suoi camerieri composti e il florilegio di stucchi e specchi. Ciascuno mangia il suo croissant, con quell’altra là morta nel bagno. Faceva parte di vite diverse.

Umberto mangiardi

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